Problemi alla tiroide? Ecco cosa mangiare

Iodio, zinco e selenio sono le parole d’ordine per il benessere della nostra tiroide. Ecco una lista dei cibi che li contengono.

Iodio, zinco e selenio sono le parole d’ordine per il benessere della nostra tiroide. Ecco i cibi che li contengono

Iodio

È un minerale essenziale che è necessario per la produzione degli ormoni della tiroide. Di conseguenza chi ne assume poco può essere a rischio. Il deficit di iodio è molto comune e colpisce circa un terzo della popolazione mondiale.
È molto importante quindi mangiare sale con iodio e cibi che ne sono ricchi come i frutti di mare, il pesce, i latticini e le uova.Tiroide

Selenio

Il selenio aiuta il corpo ad attivare gli ormoni della tiroide. Contiene anche antiossidanti, che significa che può proteggere la ghiandola dai danni dei radicali liberi. Questo minerale è contenuto nelle noci, nel tonno, nelle sardine, nelle uova, nei legumi e negli spinaci. Assumete un integratore con selenio solo se ve lo ha consigliato il medico. Diversi studi hanno infatti dimostrato che i supplementi ne contengono molto, e a lungo andare può diventare tossico.

Zinco

Come il selenio, anche lo zinco aiuta il corpo ad attivare gli ormoni della tiroide. Diversi studi americani hanno dimostrato che lo zinco possa aiutare a regolare la TSH, l’ormone che “dice” alla ghiandola tiroidea di rilasciare gli ormoni.
Lo zinco è contenuto nelle ostriche e in altri frutti di mare, nel manzo e nel pollo.

Fonte: www.ok-salute.it

Nico ForconiControInformo

Pesticidi su frutta e verdura: bicarbonato ne elimina il 96%

Pesticidi su frutta e verdura: uno studio afferma che il bicarbonato di sodio è in grado di eleminarne il 96%.

Pesticidi su frutta e verdura: uno studio afferma che il bicarbonato di sodio è in grado di eleminarne il 96%

Il bicarbonato di sodio ha moltissimi utilizzi: sbianca, pulisce e deterge. Un recente studio ha dimostrato che il bicarbonato di sodio sia anche in grado di rimuovere fino al 96% dei pesticidi che possiamo trovare su frutta verdura acquistata. Se il bicarbonato viene mescolato con l’acqua e strofinato sulla buccia degli alimenti bastano 15 minuti di questo semplice trattamento per mangiare un frutto o una verdura poco o nulla contaminati dai prodotti chimici che si usano in campagna.

Il motivo per cui il bicarbonato è così efficace è che ha un pH estremamente alcalino, che agisce sulle molecole dei pesticidi e le frantuma trasformandole in molecole completamente innocue. L’autore principale di questo studio è il dottor Lili He, dell’Università del Massachussetts, che ha spiegato come sia “normale” la presenza di antiparassitari sui prodotti agricoli, ma sia altrettanto necessario eliminarli prima di mangiarli.PesticidiDopo diversi esperimenti i ricercatori hanno così scoperto che il bicarbonato di sodio rimuove fino al 96% dei residui di pesticidi su frutta e verdura, aggiudicandosi così la corona del miglior modo per eliminare questi prodotti dannosi per la nostra salute. Quelli più difficili da togliere sono al tiabendazolo perché questo componente chimico si infila nella buccia porosa della frutta: il bicarbonato di sodio però riesce ad eliminarlo.

Ovviamente potrete anche pensare che, invece di lavare la frutta con il bicarbonato di sodio, sia più facile levare la buccia per non avere problemi di sicurezza alimentare legata ai pesticidi. È vero, ma allo stesso tempo i ricercatori sottolineano che sbucciando la frutta si perde anche un elevato quantitativo di vitamine. Meglio allora perdere qualche minuto in più per lavare con il bicarbonato frutta e verdura.

Fonte: www.greenstyle.it

Nico ForconiControInformo

Caduta dei capelli: 6 consigli per prevenirla

Fino alla fine di Novembre, si perde un 20-30% di capelli in più rispetto al resto dell’anno. Ecco 6 rimedi naturali per prevenire e combattere la caduta dei capelli nel periodo delle castagne.

Caduta dei capelli nel periodo delle castagne – Ferro, Vitamina A e C, e tanta acqua per combatterla.

I consigli della dott.ssa, biologa e nutrizionista, Rosanna Giordano.

Vi siete mai chiesti come mai ogni anno, nel periodo autunnale, tra ottobre e novembre, si perde una quantità di capelli superiore rispetto al resto dell’anno? A causare questo fenomeno, secondo gli esperti, non sarebbe il cambiamento di temperatura come si credeva anni fa, ma dipenderebbe dalla variazione delle ore di luce nell’arco della giornata. Un meccanismo complesso mediato dalla melatonina, ormone regolatore del ciclo luce-buio. Il problema riguarda in egual modo sia gli uomini che le donne: fino alla fine di novembre si perde un 20-30% di capelli in più rispetto al resto dell’anno. Purtroppo non esistono veri e propri rimedi, l’unica cosa che si può fare è prestare maggiore attenzione a quello che si mangia in questo periodo. Non esistono cibi in grado di arrestare la caduta dei capelli, ma poiché l’alimentazione è fondamentale per la salute di tutto l’organismo, capelli compresi, può essere comunque un valido aiuto per prevenire la caduta. I capelli si nutrono grazie ai follicoli e per questa ragione è fondamentale seguire un’alimentazione ricca di di vitamine, proteine e fibre, per rafforzarli e per favorirne la salute.

NapoliToday ha chiesto alla dott.ssa, biologa nutrizionista, Rosanna Giordano, quali devono essere i cibi da introdurre nella dieta per prevenire la caduta dei capelli in questo periodo.Capelli

  • Un alleato di una folta chioma è il ferro, contenuto nelle verdure a foglia verde scuro ( come spinaci, biete, etc), carne magra, legumi, cereali (es Muesli), etc.
  • Per migliorarne l’assorbimento potremmo abbinarci la vitamina C, per cui diciamo sì ad una premuta fresca di limone da abbinare agli alimenti sopracitati. Assumere una giusta quantità di antiossidanti naturali (quindi frutta e verdura) è importante non solo per il cuoio capelluto e il capello in sé ma anche per ogni singola cellula del nostro corpo per contrastare l’azione dei radicali liberi. I radicali liberi, infatti, possono accelerare i processi di invecchiamento cellulare, attivare processi infiammatori, avere effetti cancerogeni, favorire l’arteriosclerosi e il decadimento del sistema immunitario.
  • La perdita di capelli, nella maggior parte dei casi, dipende per lo più da una mancanza di vitamine del gruppo B, in particolare B6 (biotina, acido folico, magnesio, zinco e zolfo). La biotina, ad esempio, dà un supporto importante nella fase di ricrescita del capello poiché promuove il metabolismo di grassi e proteine. La ritroviamo nel pesce, piselli, pollo, lenticchie, formaggi, tuorlo d’uovo e latte. L’acido folico non viene prodotto dal nostro organismo, per cui ancora una volta preferiamo i vegetali con foglie verde scuro particolarmente ricchi di questa vitamina come spinaci, cavolo verde e cime di rapa sono alcuni esempi. Lo zolfo costituisce la cheratina, ben nota a tutti, e lo ritroviamo in alimenti come carni bianche, pesce, uova, legumi, cipolla, germe di grano, asparagi, cavoletti di bruxelles, aglio.
  • Importante per combattere la caduta dei capelli è anche la vitamina A. Questa vitamina, contenuta nelle uova, verdure, latte, olio di pesce, olio di semi di girasole e olio d’oliva, favorisce l’ossigenazione delle cellule dei follicoli, rafforzando i capelli e favorendone la crescita.
  • Un altro consiglio per mantenere i capelli forti è bere tanta acqua, almeno 8 bicchieri al giorno, ed evitare il consumo eccessivo di bibite gassate, bibite energetiche e bevande alcoliche.
  • In ultimo, non dimentichiamo che ad una sana alimentazione vanno abbinati anche corretti stili di vita: evitare o ridurre il fumo, praticare attività fisica sono sicuramente tutti perfetti alleati di una folta e lucente chioma, ma anche di una fantastica pelle e unghie sempre più resistenti.

Fonte: www.napolitoday.it

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G7 Salute e TiSA – Obiettivo: privatizzare tutto

Il G7 Salute tra accordi segreti (vedi TiSA) e falsi proclami. Obiettivo: privatizzare tutto.

Il G7 Salute tra accordi segreti (vedi TiSA) e falsi proclami. Obiettivo: privatizzare tutto

Il 5 e 6 novembre si riunirà a Milano il G7 sulla salute. I temi all’ordine del giorno, definiti dalla ministra Lorenzin, saranno: le conseguenze sulla salute dei cambiamenti climatici, la salute della donna e degli adolescenti e la resistenza antimicrobica. Da un tale incontro non uscirà assolutamente nulla se non un semaforo verde per trarre ulteriore profitto dalla nostra salute e dalla devastazione del pianeta.

Considerato chi siederà attorno a quei tavoli non è possibile immaginare nulla di diverso. Sono gli stessi governi che in gran segreto dal 2013 stanno trattando l’accordo TiSA (Trade in Services Agreement) sugli scambi dei servizi, tra questi quelli finanziari, ma anche l’istruzione e la sanità.

Nel 2014 WikiLeaks, l’organizzazione di Julian Assage, ha per la prima volta rivelato l’esistenza di tali trattative. Il TiSA sarebbe il più grande accordo commerciale mai discusso: i servizi infatti rappresentano circa il 70% del Pil mondiale, che potrebbe portare, secondo una simulazione realizzata per l’Italian Trade Agency/ICE ad un possibile aumento degli scambi di servizi fra Paesi aderenti all’accordo nell’ordine del 20%, quasi 400 miliardi di euro considerando i livelli del 2013.TisaIl 4 febbraio 2015 l’agenzia AWP Associated Whistleblowing Press (agenzia formata da giornalisti investigativi) ha reso pubblico un documento del TiSA dove si può leggere: “C’è un potenziale enorme ancora non sfruttato per la globalizzazione dei servizi sanitari”. La ragione, come viene spiegato, è che “sino ad ora questo settore di servizi ha giocato solo un ruolo ridotto negli scambi internazionali. Ciò è dovuto al fatto che i sistemi sanitari sono finanziati ed erogati dallo Stato o da enti assistenziali e non sono di nessun interesse da parte degli investitori stranieri a causa dell’assenza di finalità commerciali”. La soluzione è semplice: privatizzare tutto aprendo le porte ai grandi fondi finanziari, alle compagnie internazionali di assicurazioni e contemporaneamente cancellando il ruolo dello Stato come responsabile della salute della propria popolazione.

Nel caso della salute l’art. 32 recita: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti […]”. Nessuno può quindi essere privato delle terapie necessarie a causa della sua condizione economica.

Ma per i governi l’importanza della nostra salute è pari a 0; un diritto universale è trasformato nel più produttivo business del secolo per gli squali della finanza internazionale e per i loro terminali politici. Se le aziende di Big Pharma non si sono scomposte di fronte alla condanna a 14 miliardi di dollari di multe in cinque anni per corruzione e pubblicità fasulla è perché si paga volentieri quando il reato produce guadagni molte volte maggiori delle sanzioni!

Nel frattempo undici milioni di italiani hanno rinunciato a curare almeno una patologia e negli Usa i più poveri muoiono in media 14 anni prima dei più ricchi; la metà delle persone sieropositive nel mondo non possono accedere alle cure e in quello che era il ricco Occidente oltre un milione di persone non possono assumere le nuove efficaci terapie contro l’epatite C solo per fare degli esempi.

Fonte: www.controlacrisi.org

Sintesi a cura di Nico ForconiControInformo.info

 

Tinture per capelli: aumentano rischio di cancro al seno?

Secondo uno studio condotto dal del Princess Grace Hospital di Londra, le tinture per capelli avrebbero legame con il cancro al seno e altri tipi di tumori.

Secondo uno studio le tinture per capelli avrebbero un legame con il cancro al seno e altri tipi di tumori

La tintura per i capelli è causa di tumori al seno? Ad allarmare le donne di mezzo mondo, ci ha pensato il chirurgo senologo Kefah Mokbel del Princess Grace Hospital di Londra, il quale ha spiegato, durante un’intervista al Daily Mail, che le donne che si colorano troppo spesso i capelli rischiano fino al 14% in più di ammalarsi di tumore. La ricerca ha coinvolto 4mila donne bianche e afroamericane, di cui circa la metà con carcinoma mammario e l’altra metà sane. Dallo studio è emerso che il ricorso a tinte per capelli era legato al 51% nelle donne afroamericane al cancro. Quante volte, dunque, è consigliata la tinta?

Tinta non più di 6 volte l’anno

Secondo le ultime ricerche in merito le tinture per capelli non andrebbero fatte più di 6 volte l’anno, un numero che già ci sembra sufficiente. Il consiglio per evitare il cancro mammario, dunque, è quello di non esagerare con le colorazioni e utilizzare prodotti naturali come henné, rabarbaro e via dicendo. La tinta, ovviamente, non è l’unica variabile, infatti lo screening mammario dai 40 anni è fondamentale per una corretta prevenzioni. Questi studi, comunque, che hanno bisogno di essere approfonditi, allertano la popolazione femminile, in quanto sono moltissime le donne che ricorrono alla tinta per capelli più volte l’anno.TintureMolte, addirittura, si tingono ogni mese per coprire la ricrescita. E il problema tinta non riguarderebbe solo il rischio per il cancro al seno ma anche possibili reazioni allergiche causate dai prodotti da banco che si trovano al supermercato, in particolare le tinte permanenti contenenti para-fenilendiammina, che può causare prurito, bruciore e reazioni allergiche. Il problema riguarda più da vicino alcune sostanze, ritenute cancerogene, presenti in alcuni prodotti per la colorazione dei capelli che ha determinato anche il ritiro dal mercato di alcune tinture specifiche.

Non solo il tumore al seno

Oltre al temuto cancro al seno per le donne, il legame tra tinta per capelli e tumori parla anche di altri tipi di cancro come leucemie, linfomi non-Hodgkin e tumore alla vescica. Nel caso in questione, secondo uno studio dell’Università del Sud California le donne che si tingono spesso i capelli sono più a rischio di contrarre il cancro alla vescica.

Fonte: www.investireoggi.it

Nico ForconiControInformo.info

Nuovo studio afferma: l’aspirina previene il cancro

Secondo una ricerca dell’Università di Hong Kong l’aspirina ridurrebbe fino al 47% la possibilità di ammalarsi di tumori dell’apparato digerente.

Secondo una ricerca dell’Università di Hong Kong l’aspirina riduce fino al 47% la possibilità di ammalarsi di tumore

L’aspirina riduce le possibilità di ammalarsi di tumore all’apparato digerente. È l’ultima scoperta della scienza che ribalta un po’ quello che era sempre stato creduto fino ad oggi, ossia che assumere troppo spesso medicinali è deleterio per l’organismo. Secondo uno studio condotto dall’Università di Hong Kong e presentato durante il meeting della United European Gastroenterology a Barcellona, assumere per lungo tempo l’aspirina ridurrebbe fino al 47% la possibilità di ammalarsi di alcuni tipi di tumore dell’apparato digerente.

Aspirina contro il cancro

In particolare si parla del 47% in meno di possibilità di ammalarsi di tumore al fegato ed esofago, 38% riferito al cancro allo stomaco, 34% al pancreas e 24% al colon retto. Questo risultato, che può sembrare incredibile, è arrivato dopo una lunga ricerca che ha coinvolto cieca 600mila persone prendendo come riferimento il consumo di aspirina confrontato con l’incidenza di cancro. Nel dettaglio si sono studiati i soggetti in base al consumo di aspirina confrontando anche quelli che non ne hanno mai fatto uso o solo poche volte. Dalla ricerca è emerso che i soggetti che avevano preso per più tempo l’aspirina, si parla di almeno sei mesi, erano a rischio basso di tumori gastrici. Questa ricerca è andata avanti per circa 10 anni e la tesi finale è che l’aspirina sembra avere un ruolo molto importante nel ridurre la possibilità di ammalarsi di questi tipi di tumore.AspirinaIn realtà lo stesso antinfiammatorio avrebbe un ruolo anche nel ridurre tumore al polmone, alla prostata e leucemie mentre sembra non avere un legame con il cancro al seno ne tanto meno altri tipi di cancro come quello che colpisce i reni, la vescica o il mieloma multiplo.

Giordano Beretta, nuovo presidente dell’Associazione italiana di oncologia medica (Aiom), ha però spiegato che “le popolazioni orientali possono avere una risposta ai farmaci completamente diversa da quella degli occidentali, perché diversa è l’attività enzimatica”. La ricerca è stata infatti svolta ad Hong Kong. Per il resto l’evenienza che l’uso prolungato di questi farmaci per lungo tempo potessero avere un beneficio era già nota ma questo non vuol dire che bisogna assumere l’aspirina senza motivo poiché si tratta sempre di un farmaco con effetti collaterali possibili.

Fonte: www.investireoggi.it

Nico ForconiControInformo.info

Ecco i 14 alimenti più pericolosi per la salute

La Coldiretti ha reso nota la classifica degli alimenti più dannosi per la salute, importati da altri Paesi. La regola d’oro è sempre la stessa: leggere l’etichetta

In occasione del Forum Internazionale dell’Agricoltura e dell’Alimentazione di Cernobbio, la Coldiretti ha diffuso il dossier con la classifica dei cibi più pericolosi per la salute dell’uomo. Il documento è stato realizzato sulla base delle rilevazioni dell’ultimo rapporto del Sistema di allerta rapida europea (RASFF), che aveva lo scopo di segnalare eventuali rischi alimentari scattati in seguito alla presenza di residui chimici, micotossine, metalli pesanti, inquinanti, diossine o additivi e coloranti negli alimenti circolanti nell’Unione Europea nel 2016. In questi casi, la regola d’oro è sempre la stessa: leggere bene l’etichetta e accertarsi della provenienza del prodotto che vogliamo acquistare.

I Paesi più a rischio

Gli allarmi scattati nell’Unione Europea, relativi ai rischi alimentari, sono 2925 con la Turchia che ha ricevuto il maggior numero di notifiche per prodotti non conformi (276), seguita dalla Cina (256), dall’India (194), dagli Stati Uniti (176) e dalla Spagna (171). Si tratta di Paesi che commerciano sempre di più con l’Italia: basti pensare che nel 2016 sono stati importati dalla Spagna ben 167 milioni di chili di pesce, 2 milioni di chili di pistacchi, 3 milioni di chili di fichi secchi e quasi 26 milioni di chili di nocciole dalla Turchia.

Ecco i 14 alimenti più pericolosi per la salute

Al primo posto della black list di Coldiretti c’è il pesce proveniente dalla Spagna: è considerato tossico a causa di un eccesso di metalli pesanti (mercurio e cadmio) presenti in esso.

Al secondo posto della classifica troviamo i prodotti dietetici e gli integratori provenienti dagli Stati Uniti: questi contengono ingredienti non autorizzati nell’Unione Europea, sebbene siano consentiti dalla legislazione americana.AlimentiIn terza posizione ci sono le arachidi cinesi, contaminate da aflatossine oltre i limiti consentiti. Si tratta di sostanze classificate tra i cancerogeni certi per l’uomo, soprattutto se assunte in quantità eccessive.

Dopo le arachidi cinesi, troviamo i peperoni turchi: questi prodotti hanno fatto registrare contaminazione oltre i limiti consentiti di pesticidi

Al quinto posto della black list firmata da Coldiretti ci sono i pistacchi provenienti dall’Iran: come per le arachidi cinesi, il problema sono le aflatossine contenute in misura eccessiva.

Lo stesso discorso vale per i fichi secchi della Turchia: sono considerati non conformi a causa di un’eccessiva presenza di aflatossine. Questo Paese non appartiene all’Unione Europea ma è inserito all’interno dell’Unione Doganale.

Tra gli alimenti più pericolosi per la salute, venduti in Italia l’anno scorso, troviamo la carne di pollo proveniente dalla Polonia: sotto ai riflettori, in questo caso, sono le contaminazioni microbiologiche. In particolare si è riscontrato un rischio elevato di salmonella.

Sono state registrati livelli eccessivi di aflatossine anche nelle nocciole turche, per le quali si sono verificati 37 casi d’allarme in tutta l’UE.

Al nono posto della classifica ci sono le arachidi degli Stati Uniti, con un numero eccessivo di aflatossine.

Nel 2016 la Turchia è stato il Paese con il maggior numero di prodotti alimentari importati in UE non conformi ai requisiti di sicurezza (276). Tra questi ci sono anche i pistacchi, che contenevano aflatossine in eccesso.

Anche il peperoncino indiano finisce sul banco degli imputati: in questa pianta, infatti, sono state rilevate non solo aflatossine in eccesso ma anche contaminazioni microbiologiche, in particolare salmonella.

Sempre dalla Turchia arrivano le albicocche secche dannose per la salute: all’interno di questi prodotti, infatti, sono stati registrati livelli eccessivi di solfiti, che svolgono la funzione di conservanti.

Dall’Indonesia, invece, abbiamo importato la noce moscata, considerata pericolosa per l’eccessiva quantità di aflatossine e per la mancanza di certificati sanitari comprovati.

Le contaminazioni microbiologiche sono state riscontrate anche nelle carni di pollo provenienti dai Paesi Bassi.

Fonte: www.ok-salute.it

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Pasta contaminata da tossine e glifosato

Pasta contaminata da tossine e glifosato: le aziende hanno perso la loro battaglia in tribunale per far togliere dal web gli articoli che le “incriminavano”.

Pasta contaminata da tossine e glifosato: battute in tribunale le aziende incriminate

di Francesca Biagioli

Vi ricordate l’allarme lanciato dall’Associazione pugliese GranoSalus in merito alla presenza di microtossine e glifosato nella pasta di alcuni noti marchi Italiani? Ebbene le aziende hanno perso la loro battaglia in tribunale per far togliere dal web gli articoli che le “incriminavano”.

Brutte notizie per alcuni grandi marchi della pasta made in Italy che hanno visto respingere per la seconda volta dal Tribunale di Roma la loro richiesta in merito agli articoli apparsi a Febbraio di quest’anno su GranoSalus e a macchia d’olio riportati dalle maggiori testate giornalistiche e siti web.

GranoSalus, in seguito ad alcune analisi condotte in un laboratorio europeo accreditato, aveva segnalato le aziende e in particolare aveva puntato il dito su alcuni dei loro prodotti accusati di essere contaminati, anche se nei limiti previsti dalla legge Ue.

L’analisi voluta dall’associazione di agricoltori e consumatori pugliesi aveva verificato la:

“Coopresenza di Don, Glifosate e Cadmio negli spaghetti Barilla, Voiello, De Cecco, Divella, Garofalo, La Molisana, Coop e Granoro 100% Puglia e rivela un’attività di miscelazione tra grani esteri e grani nazionali vietata dai regolamenti comunitari.”

Da subito i big della pasta hanno tentato una difesa e si sono rivolti alla magistratura accusando l’associazione di non aver fatto i controlli con i dovuti accorgimenti e basandosi su determinate regole che avrebbero garantito l’attendibilità dei risultati.

Dopo che già a Giugno il tribunale di Roma aveva respinto il loro ricorso e a settembre anche il Tribunale di Trani si era espresso negativamente sul ricorso del pastificio Granoro, l’ennesima sconfitta per i pastai è arrivata nuovamente dal tribunale di Roma dove Aidepi, Barilla, De Cecco, Divella, La Molisana e Garofalo avevano presentato un nuovo ricorso (Granoro non ha presentato in questo caso alcun reclamo). Anche questa volta, però, è stato un no secco quello pronunciato dalla magistratura. Il motivo è semplice: GranoSalus ha detto la verità e ha effettuato le analisi in un laboratorio con metodo scientifico.PastaI giudici scrivono nell’ordinanza:

“Le analisi sono state effettuate da primario laboratorio, con metodo scientifico. E, sebbene i campioni siano stai prelevati dal cliente, è stato indicato il lotto di pasta da cui il campione è stato prelevato e le analisi sono state effettuate in base alla normativa che il laboratorio è tenuto a seguire.”

Tra l’altro sottolineano, gli stessi giudici, le aziende reclamanti non hanno prodotto alcuna contro analisi per dimostrare che lotti e prodotti analizzati non fossero contaminati. Appurata la presenza di queste sostanze rimane dunque anche legittimo pensare e sospettare che queste siano dovute ad una prassi di miscelazione di grano straniero vietata.

“Dal tenore dell’articolo è di tutta evidenza che non venga attribuito con certezza l’utilizzo di tale pratica (miscelazione con grano estero n.d.r), ma che tale ‘pensiero’ può essere indotto dai risultati delle analisi, per i motivi esposti nell’articolo (presenza di glifosate e don in tali quantità).”

Fonte: www.greenme.it

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Cambogia: i super maiali che hanno sconvolto il mondo

Arrivano dalla Cambogia i super maiali che hanno sconvolto il Mondo – Il taglia e cuci genetico, ha permesso ad un team di scienziati di creare il super maiale tutto muscoli.

Arrivano dalla Cambogia i super maiali che hanno sconvolto il Mondo

Il taglia e cuci genetico, ha permesso ad un team di scienziati di creare il super maiale tutto muscoli.
L’obiettivo dei ricercatori provenienti dalla Corea del Sud e dalla Cina, era quello di ottenere un animale, per caratteristiche, simile al bovino Blu belga.

Tutto sarebbe iniziato nel 2015 quando alcuni scienziati hanno creato per la prima volta in laboratorio 32 suini. Ufficialmente il tentativo non era andato a buon fine e tutti gli animali erano morti, per la Peta, però qualcuno sarebbe sopravvissuto e avrebbe dato vita ad una nuova specie di super maiali.

Gli esperimenti condotti nel 2015, non avevano avuto l’ok per la messa in commercio delle carni ma, in questi giorni, una fattoria della Cambogia ha messo in vendita online dei kit di inseminazione artificiale, dedicati a chi vuole allevare direttamente a casa propria un suino tutto muscoli.Super maialiJin-Soo Kim, biologo molecolare presso la Seoul National University, nonché responsabile del primo progetto, sostiene di non aver fatto altro che “velocizzare un processo che si sarebbe potuto verificare naturalmente. Saremmo potuti arrivare allo stesso risultato attraverso l’incrocio delle razze ma ci sarebbero serviti dei decenni“.

La chiave per ottenere dei super maiali dalla muscolatura doppia risulta esser una mutazione nel gene della miostatina. Questa, normalmente, mantiene sotto controllo la crescita delle cellule muscolari, bloccandola una volta raggiunte delle dimensioni pre-programmate. Gli scienziati hanno “spento” tale gene, lasciando le cellule muscolari libere di moltiplicarsi, diciamo, “all’infinito”.

Per fare ciò Kim ha dovuto collaborare con il professor Xi-jun Yin, ricercatore della Yanbian University di Yanji, specializzato nella clonazione animale. Assieme hanno lavorato ad una speciale cellula uovo per poi creare i 32 super maiali ufficialmente morti nel 2015.

A giudicare dalle immagini circolanti in Rete, però, qualche suino deve aver superato la fase sperimentale, dando vita ai super maiali cambogiani che, a quanto pare, ora sono utilizzabili anche come carne da macello e, forse, già presenti sulle nostre tavole.

Note e fonti:
[1] “I super maiali che hanno sconvolto il mondo
[2] Taglia e cuci genetico, la scienza crea il super maiale tutto muscoli

Nico ForconiControInformo.info

Vitamina D: come, dove e perché è fondamentale assumerla

La vitamina D può essere assunta con gli alimenti oppure sintetizzata a livello cutaneo mediante l’esposizione alle radiazioni solari UVB.
La maggior parte degli alimenti costituisce una fonte trascurabile di vitamina D poiché forniscono, al massimo, il 10% del fabbisogno giornaliero, tranne che in alcune popolazioni del nord Europa nelle quali i pesci grassi, l’olio e le uova di pesce rappresentano la fonte di sostentamento principale.

La vitamina D può essere assunta con gli alimenti oppure sintetizzata a livello cutaneo mediante l’esposizione alle radiazioni solari UVB

Riguardo l’assunzione di vitamina D con gli alimenti, bisogna sapere che pochi di essi contengono quantità apprezzabili di vitamina D.
Un alimento particolarmente ricco è l’olio di fegato di merluzzo. Anche i pesci grassi (come il salmone e le aringhe), il latte ed i latticini, le uova, il fegato e le verdure verdi sono ricchi di vitaminaD3. Ad esempio, un bicchiere di latte contiene circa 100 unità di vitamina D3.

La maggior parte degli alimenti costituisce, quindi, una fonte trascurabile di vitamina D poiché forniscono, al massimo, il 10% del fabbisogno giornaliero, tranne che in alcune popolazioni del nord Europa nelle quali i pesci grassi, l’olio e le uova di pesce rappresentano la fonte di sostentamento principale.
Vitamina DRiguardo la sintesi di vitamina D attraverso la cute, l’esposizione al sole fornisce circa il 90% del fabbisogno giornaliero; l’esposizione alla luce solare per 5-15 minuti (tra le ore 10:00 e le ore 15:00) durante la primavera, l’estate e l’autunno, garantisce alle persone di pelle bianca adeguati livelli di tale vitamina. È stato calcolato, infatti, che l’esposizione al sole per 20 minuti, in estate, produce da 15.000 a 20.000 Ul di vitamina D3. Le persone di pelle scura necessitano di una esposizione da 5 a 10 volte più lunga [1].

In realtà molti fattori possono influenzare l’efficacia delle radiazioni solari oltre la pigmentazione cutanea: la latitudine, il momento della giornata e la stagione dell’anno in cui ci si espone al sole, l’inquinamento atmosferico, la percentuale di cute esposta, il tipo di vestito e l’utilizzo di filtri solari. Particolarmente importante è la latitudine; a latitudine superiore a 37 gradi di latitudine nord o al di sotto di 37 gradi a sud dell’equatore, tranne che durante i mesi estivi, l’esposizione al sole produce poca o nessuna vitamina D [2]. In Italia, prendendo come riferimento geografico la città di Pisa (43°N), è stato calcolato che la sola esposizione solare non consente una sintesi sufficiente di vitamina D già a partire dai mesi autunnali e per tutto l’inverno fino alla primavera inoltrata [3].

Si raccomanda quindi di esporre per 5-30 minuti le braccia e le gambe almeno due volte alla settimana nell’orario compreso fra le ore 10:00 e le ore 15:00, in primavera, estate e autunno [4].

Note e fonti:
[1] “Hypovitaminosis D Among Healthy Children in the United StatesA Review of the Current Evidence”, di Alisha J. Rovner e Kimberly O. O’BrienArch Pediatr Adolesc Med. 2008;162(6):513-519.
[2] Arabi, A. et al. Nat. Rev. Endocrinol 2010;6, 550-561
[3] “Il rachitismo carenziale”, di Giuseppe SaggeseFrancesco Vierucci, UO Pediatria II, Azienda Ospedaliero-Universitaria Pisana, Ospedale Santa Chiara, Pisa
[4] Vitamin D Deficiency, di Michael F. Holick, M.D. N Engl J Med 2007; 357:266-281

Nico Forconi – ControInformo.info