Nigel Farage chiede inchiesta su George Soros

Guerra aperta tra Nigel Farage e George Soros:” Ha speso miliardi nell’UE per minare lo Stato nazionale; è qui che si trova la vera collusione politica internazionale”.

Guerra aperta tra Nigel Farage e il miliardario George Soros: Ha speso miliardi nell’UE per minare lo Stato nazionale; è qui che si trova la vera collusione politica internazionale

Queste le parole con cui Nigel Farage, politico britannico leader dello UK Independence Party e deputato europeo, ha voluto sottolineare come la Open Society Foundation di George Soros abbia una forte influenza sulle elezioni in Europa e negli Stati Uniti. Se gli investigatori sono alla ricerca di prove di influenza straniera, dovrebbero iniziare proprio da li, secondo Nigel Farage.

Come riportato dal sito Zerohedge, l’isteria anti-Russia che imperversa negli Stati Uniti da poco più di un anno è ora pronta a diffondersi nel Regno Unito dopo che la settimana scorsa i media britannici hanno appreso che tre ministri degli Esteri passati e presenti – tra cui Boris Johnson – erano stati presi di mira dagli agenti dell’FBI nelle loro indagini su George Papadopoulos e Carter Page. Le notizie hanno suscitato sospetti che la campagna “Leave” per la Brexit potesse essere stata finanziata indirettamente dal governo russo.

Parlando al Parlamento europeo a Strasburgo martedì, Nigel Farage ha detto ai colleghi parlamentari che ritiene che, quando si parla di collusione internazionale, si guardi “nel posto sbagliato”, visto che l’influenza di Soros a Bruxelles è “davvero straordinaria”, aggiungendo:

“Temo che potremmo arrivare al livello più alto della collusione politica internazionale nella storia. E lo dico perché George Soros ha recentemente dato ad Open Society, che naturalmente promuove campagne per la libertà di circolazione delle persone e strutture sovranazionali come l’Unione europea, 18 miliardi di dollari. E la sua influenza qui e a Bruxelles è davvero straordinaria”.

Nigel FarageA cosa serve questo denaro? I non-profit di Soros hanno una missione: promuovere un’agenda globalista di frontiere aperte, libero scambio e valori democratici liberali.

Open Society ha ammesso di aver tenuto 42 riunioni nel 2016 con la Commissione Europea e di aver pubblicato elenchi di “amici” affidabili nel Parlamento Europeo e Nigel Farage ha sottolineato che ci sono 226 nomi nell’elenco.

“Se vogliamo avere un dibattito e parlare di piena trasparenza politica e finanziaria, allora facciamolo. Scriverò quindi oggi a tutti voi 226, ponendovi alcune domande abbastanza giuste: avete mai ricevuto fondi direttamente o indirettamente da Open Society? A quanti dei loro eventi avete partecipato? Potrebbe fornirci un elenco di tutti i rappresentanti, incluso George Soros?”.

Fonte: www.wallstreetitalia.com

Nico ForconiControInformo

Soros, la Brexit e le sorti progressive dell’Unione

ECONOMIA – George #Soros, colui che disintegrò la #sterlina costringendo l’#Inghilterra ad uscire dallo Sme, è ora il più strenuo paladino anti-#Brexit.

George Soros, colui che disintegrò la sterlina costringendo l’Inghilterra ad uscire dallo Sme, è ora il più strenuo paladino anti-Brexit

“Per completare la Brexit ci vorrebbero comunque almeno cinque anni, durante i quali verrebbero indette nuove elezioni. E se tutto andasse per il verso giusto, le due parti [la Ue e la Gran Bretagna ndr.] potrebbero pensare di risposarsi prima ancora di aver divorziato”. Questa la conclusione di un intervento di George Soros pubblicato sul Corriere della Sera del 3 luglio.

Nell’intervento, lo speculatore, o benefattore, come viene definito troppo spesso dai media mainstream, ungherese spiega che le famiglie britanniche, a causa del Leave, si stanno indebitando in maniera massiccia e presto dovranno pagare pegno.

Una criticità che andrà a sommarsi all’aumento dei tassi di interesse, necessitato da un errore di valutazione della Bank of England circa le conseguenze del Leave.

Non solo le criticità economico-finanziarie, anche quelle politiche costringeranno la premier Theresa May a virare verso una Brexit più morbida. Talmente morbida ed estenuata che alla fine non avrà luogo. La gente, convinta dai “disagi”, «cambierà idea» e tornerà alla casa comune europea.

Al di là del tema dell’articolo, appare più che significativo che a vestire i panni di strenuo paladino anti-Brexit sia il benefattore ungherese.

Lui che nel 1992 disintegrò la sterlina, costringendo l’Inghilterra a uscire dallo Sme, il sistema monetario europeo (ci guadagnò qualche miliardo di dollari, tolti al risparmio inglese).

Non solo. Nello stesso anno il bizzarro benefattore & difensore dell’Unione europea costrinse anche l’Italia a uscire dallo Sme, incassando dividendi notevoli (stavolta in danno del risparmio italiano) e rischiando di mandare all’aria la costruzione della Casa comune europea allora in embrione, dal momento che essa aveva nell’Italia un elemento più che necessario alla riuscita.

Bizzarrie dei benefattori. Che evidentemente cambiano idea anche loro come auspicano oggi per i cittadini della Gran Bretagna. Con la differenza che tali benefattori, a differenza dei cittadini britannici che devono lavorare per vivere, guadagnano, o lucrano che dir si voglia, sulle disgrazie altrui.SorosNon solo le speculazioni finanziarie, di recente il benefattore ungherese è anche uno dei più attivi finanziatori delle ong che portano i migranti in Italia, rendendo il già massiccio flusso migratorio un’ondata di piena, con tutte le conseguenze del caso.

Possibile che il destino della Gran Bretagna sia quello delineato da Soros, anche perché a tale destino concorre l’incertezza nella quale è piombata da alcuni mesi, martellata da attentati continui e da incidenti senza precedenti (vedi incendio alla Grenfell Tower).

Su tale destino manifesto però pesano alcune variabili, dal decrescente peso dei “blariani” nel Labour party (Blair, infatti, è stato strenuo assertore del Remain), alla fine della parabola politica degli indipendentisti scozzesi (la Brexit non avrebbe resistito a un distacco della Scozia da Londra), ma soprattutto dalla variabile Elisabetta.

Tacita assertrice della Brexit, la regina ha visto e vinto la seconda guerra mondiale. Può sostenere e aiutare il suo popolo a sostenere il peso delle avversità insite in questo avverso cammino.

Come si è visto quando ha (tacitamente) sostenuto la May nell’ardua impresa di formare un governo con gli unionisti irlandesi e, nello stesso giro di tempo, di dare avvio ai negoziati sulla Brexit, mentre fortissimi soffiavano i venti contrari.

Forse anche per questa variabile il benefattore ungherese ha dato alla sua visione una scadenza quinquennale: possibile che tra cinque anni la variabile Elisabetta sia riassorbita dalle scadenze biologiche e che il successore sia più flessibile dell’attuale sovrana.

Da vedere, perché a tale proposito stanno fiorendo ipotesi più o meno di fantasia, come ad esempio il salto della successione dal principe ereditario Carlo al principino William, con tutto ciò di imprevisto che a tale salto consegue.

Detto questo, e al di là degli sviluppi geopolitici futuri, sarebbe auspicabile che il destino della Brexit, ma soprattutto quello dell’Unione, avesse altri protagonisti e interpreti che non i benefattori di rito ungherese.

Se resteranno questi, infatti, i protagonisti delle magnifiche sorti e progressive dell’Unione, tale destino si annuncia più che drammatico. Tragico.
Fonte: piccolenote.ilgiornale.it

Nico Forconi ControInformo.info

George Soros e il business della droga

La rivista Eir ha impegnato un intero numero per dimostrare che George Soros è “impegnato nella più grande campagna internazionale per la legalizzazione”. Anche ad Harvard, del resto, si fa un gran propagandare sul tema e l’università del Massachusetts non sarebbe del tutto estranea a certe oliature della Soros Fondation.

George Soros è uno degli influencer comportamentali dei nostri tempi. Se i “valori” propugnati dai movimenti anarchici e libertari degli anni 60′ e 70′, infatti, trovano continuità nell’attuale espressione del sistema capitalistico, abitano anche nelle strategie finanziarie e culturali dell’investitore di origini ungheresi

Il successore di Allen Ginsberg, il profeta della beat generation, ha preso residenza a Wall Street. E se il ragionamento dovesse apparire paradossale, basterebbe leggersi le analisi di Costanzo Preve sulla contiguità tra la liberalizzazione dei costumi propagandata nel 68′ e l’attuale sistema economico finanziarizzato per capire che, queste analogie, paradossali non lo sono affatto. Oppure seguire le tracce di certi finanziamenti.

Quando il miliardario decise di mettere sul banco una riedizione del Piano Marshall in funzione di un ausilio necessario alle nazioni appena uscite dal comunismo erano gli anni 90′ e tra i messaggi pubblicitari paralleli venne strutturato, appunto, un sostegno alla liberalizzazione delle droghe leggere. Così, una pioggia di soldi venne catapultata nelle tasche delle associazioni a favore della legalizzazione di alcune sostanze stupefacenti. Un costume che Soros ha perpetrato negli anni, il cui conto totale è difficilmente rintracciabile: trent’anni di aiuti indiretti. Chi ha provato a fare una sommatoria, ha dedotto che la cifra  sborsata da George Soros per la causa della liberalizzazione, sarebbe pari a 80 milioni di dollari. Niente, per uno che ha un patrimonio stimato di 20 miliardi. Una cifra enorme, però, se si considera lo scopo e i possibili effetti conseguenziali.DrogaLe donazioni di George Soros, come si legge qui, utilizzano canali precisi:  la Drug Policy Alliance, anzitutto, un ente no-profit a cui il magnate darebbe 4 milioni di dollari annui, l’American Civil Liberties Union, altra organizzazione tesa a finanziare iniziative per la per la legalizzazione della marijuana e la Marijuana Policy Project, indirizzata verso gli interventi statali in merito. Ma anche il Lindesmith Center, il Drug Stategies  ed una serie di organizzazioni minori. Fu un’inchiesta del Daily Mail a stanare il circuito in questione. George Soros, in fin dei conti, potrebbe apparire anche in questo caso come un filantropo, uno che ha deciso di provare a far sì che l’opinione pubblica evitati di criminalizzare i consumatori abituali, ma a farne il più grande sostenitore diretto di una vera e propria riforma dell’utilizzo della droga nel mondo sono dei dati specifici e delle vicende concrete; negli Stati Uniti ha finanziato tre partite decisive per l’avvallo dell’ideologia antiproibizionista:  in California,  in Colorado e nello stato di Washington D.C.

Nel primo caso ha contribuito  alla campagna referendaria per la regolamentazione fiscale della canapa. Una battaglia elettorale complicata, per cui George Soros stanziò 1 milione di dollari. L’esito elettorale fu sfavorevole, ma il tutto rappresentò comunque un primo passo verso la vittoria della cultura della regolarizzazione dell’uso della marijuana negli States. In Colorado, infatti, Soros e Lewis, suo braccio destro, stanziarono  il 67%  dei finanziamenti totali finalizzati a sostenere un progetto di legge per omologare la  la marijuana all’alcool. Questa volta il 54,8% di chi si espresse votò a favore della proposta.  A Washington, infine, i due donarono il 68% dei contributi per la campagna sulla liberalizzazione delle droghe leggere. Il disegno di legge passò col 70% dei consensi. Quando alla marijuana viene associato un approccio legislativo diverso da quello proibizionista, insomma, la firma di Soros sembra essere facilmente rinvenibile. Ulteriori fonti, poi, sostengono che dietro la strategia del magnate ci sia un disegno  scientifico: la rivista Eir ha impegnato un intero numero per dimostrare che George Soros è “impegnato nella più grande campagna internazionale per la legalizzazione”. Anche ad Harvard, del resto, si fa un gran propagandare sul tema e l’università del Massachusetts non sarebbe del tutto estranea a certe oliature della Soros Fondation.

Complottismo? Forse, magari più banalmente ideologia. Quella del 68′, che cammina sulle gambe di chi tendenzialmente avrebbe dovuto rappresentare un hostis, un avversario giurato di quella generazione rivoltosa.
Fonte: www.occhidellaguerra.it

Nico Forconi ControInformo.info

ONG – Parlamento ungherese approva legge anti-Soros

Il parlamento ungherese ha approvato una legge che impone rigide regole alle ONG finanziate dall’estero, pena la loro chiusura, una legge anti-Soros?

Il parlamento ungherese ha approvato una legge che impone rigide regole alle ONG finanziate dall’estero, pena la loro chiusura

Con 130 voti favorevoli e 44 contrari, il Parlamento ungherese ha approvato il provvedimento “anti-Soros”, disposizione che sembra studiata proprio per prendere di mira le attività del miliardario americano George Soros e le principali ONG da lui fondate, finanziate e promosse.

In base a questa legge, le ONG che ricevono più di 24 mila Euro di finanziamenti dall’estero, avranno l’obbligo di essere registrate come organizzazioni sostenute dall’estero; secondo il primo ministro Viktor Orban, tale provvedimento ha lo scopo di “promuove la trasparenza e contrastare riciclaggio di denaro e finanziamento del terrorismo ma per l’organizzazione per i diritti umani Amnesty International si tratta invece dell’ennesimo “deliberato attacco alla società civile” perpetrato dal primo ministro ungherese.ONGOrban, da sempre, ha un’idea ben precisa di Soros che definisce uno “speculatore finanziario” capace, anche attraverso le sue ONG, di dettare le linee guida di Bruxelles e decidere in che direzione si deve muovere l’Europa, con il benestare dei leader istituzionali di Bruxelles che non fanno altro che “inchinarsi” dinanzi a lui.

Nico Forconi ControInformo.info

Immigrazione clandestina finanziata dalle ONG?

Immigrazione – Indagini svolte delle autorità italiane, avrebbero trovato collegamenti tra le ONG ed i finanziamenti alle navi private per il contrabbando di profughi clandestini che accedono all’UE passando dal Sud Italia.

Immigrazione –  Indagini svolte delle autorità italiane, avrebbero trovato collegamenti tra le ONG ed i finanziamenti alle navi private per il contrabbando di profughi clandestini che accedono all’UE passando dal Sud Italia

Da alcune settimane, le procure di Catania, Palermo e Cagliari, hanno aperto una serie di indagini conoscitive su un fenomeno che, “a partire dal Settembre-Ottobre 2016”, ha “registrato un improvviso proliferare: accompagnare fino al nostro territorio i barconi dei migranti”. Secondo il procuratore capo di Catania Carmelo Zuccaro, ascoltato dalla commissione Schengen a Palazzo San Macuto pochi giorni fa sul fenomeno delle ONG che prestano soccorso ai migranti in mare nelle acque tra la Sicilia e il Nord Africa, bisognerebbe iniziare ad interrogarsi “sulle evoluzioni del fenomeno”, sul “perché ci sia stato un proliferare così inteso di queste unità navali” e su come si possano “affrontare costi così elevati senza disporre di un ritorno in termine di profitto economico”.

Particolare interesse è stato rivolto a “Sos Mediterranee”, associazione umanitaria indipendente nata in Germania nel 2015 per impulso di un ex ammiraglio di marina, Klaus Vogel in collaborazione con “Medecins du monde”, ONG sponsorizzata dall’“Open Society Foundation” di George Soros e alla “MOAS” di Christopher e Regina Catrambone, una’ssociazione con sede a Malta, finanziata da MoveOn.org, altra organizzazione facente capo a George Soros [1].
Secondo Zuccaro, queste associazioni supportano spese che si aggirano intorno ai 400mila Euro mensili; finanziamenti in denaro difficilmente tracciabili anche a causa dei “Paesi che danno bandiera alle navi”, come Malta o le Isole Marshall.ImmigrazioneL’immigrazione e il traffico di esseri umani potrebbe anche avere legami col terrorismo internazionale e, se confermato dalle autorità, potrebbe potenzialmente portare alcune ONG davanti ai giudici con accuse di natura penale. L’ultimo rapporto del Frontex, agenzia europea della guardia di frontiera e costiera, ha evidenziato come “il Mediterraneo centrale è diventata la principale via per i migranti africani verso l’Ue ed è molto probabile che rimarrà tale per il prossimo futuro. In particolare, l’89% dei migranti arrivati ​​dalla Libia”.
Frontex ha sollevato la possibilità che i trafficanti stiano mettendo i migranti in mare in accordo con le navi delle ONG private che li recuperano e poi li portano in Italia “come i taxi”. L’agenzia, nell’affrontare il termine “immigrazione”,  parla di vero e proprio contrabbando umano gestito da organizzazioni criminali internazionali, tra cui l’ISIS, che utilizzano le navi noleggiate o di proprietà di varie organizzazioni non governative.

Se le indagini italiane nel finanziamento delle ONG alle flotte di “navi taxi” dovessero essere confermate, si aprirebbero scenari in cui le Organizzazioni non governative legate a fondazioni risulterebbero colluse con bande di trafficanti di esseri umani, in alcuni casi controllate addirittura dall’ISIS.

Un rapporto del 2017 realizzato dal think-thank britannico “Quilliam Foundation”, sostiene che l’ISIS e lo Stato Islamico (IS) siano coinvolte in operazioni di traffico di esseri umani in Italia. Il loro rapporto afferma: “Mentre alcuni rifugiati potrebbero dover pagare ai trafficanti fino a 560 Dollari per un passaggio verso la costa del Mediterraneo, IS, offre il passaggio gratuito per coloro che sono disposti ad unirsi all’ISIS, arrivando addirittura ad offrire “mille Dollari a tutti coloro che decidano di unirsi all’organizzazione”, organizzazione non esattamente umanitaria.

Note e fonti:
[1] NGO Monitor

Nico ForconiControInformo.info

Goldman Sachs, Soros, Trump e l’illusione della scelta

Goldman Sachs – George Soros, approfittando delle scelte di Donald Trump, ha fatto grandi cambiamenti al proprio portafoglio nel quarto trimestre del 2016, investendo una quota di 14,9 Milioni di Euro nella Goldman Sachs.

George Soros – La “Soros Fund Management” ha fatto grandi cambiamenti al proprio portafoglio nel quarto trimestre del 2016, investendo una quota di 14,9 Milioni di euro nella Goldman Sachs

La “Soros Fund Management” che, come suggerisce il nome, gestisce il patrimonio personale del controverso miliardario George Soros, secondo quanto riportato dalla CNCB, ha acquisito partecipazioni per 14,9 milioni di Euro in Goldman Sachs e per 3,9 milioni di Euro in Bank of America.
Goldman Sachs e altre società finanziarie, godranno di grandi quantità di investimenti dopo la vittoria di Donald Trump alle elezioni presidenziali; le promesse del neo Presidente di tagli fiscali e deregolamentazione, hanno reso il settore finanziario una scommessa sicura per gli investitori, entusiasti all’idea di veder naufragare il “Dodd-Frank Act”, voluto dall’Amministrazione Obama all’indomani della crisi finanziaria del 2008, passata alla storia con il nome di “crisi dei mutui subprime”.

Esiste una locuzione colloquiale, in inglese che indica una scelta apparentemente libera che in realtà è obbligatoria: la scelta di Hobson.
Thomas Hobson era il gestore di una stalla che affittava cavalli ai viaggiatori; quando alcuni clienti iniziarono a richiedere continuamente dei particolari cavalli, Hobson, per evitare che alcuni animali venissero sfruttati troppo, decise di introdurre un sistema di rotazione, posizionando i cavalli più riposati vicino all’ingresso e rifiutandosi di farli uscire se non nel giusto ordine. Egli insisteva perché i clienti prendessero il cavallo più vicino alla porta della stalla o non ne prendessero nessuno.Goldman SachsAnche Henry Ford vendette la “Ford Modello T” usando la famosa scelta di Hobson: la vettura era disponibile in una modesta gamma di colori ma la produzione rapida richiedeva una vernice che asciugasse velocemente e l’unica disponibile, all’epoca, era quella di colore nero.

Probabilmente ci sarà capitato molte volte di trovarci di fronte ad una finta scelta senza che ne rendessimo conto; l’élite al potere utilizza costantemente e su scala globale, la scelta di Hobson, convincendoci di aver preso una decisione ma scegliendo sempre e comunque al posto nostro.

Dopo una campagna all’insegna della critica all’establishment e ai poteri forti, l’uomo del popolo Donald Trump, per una delle caselle più delicate del suo esecutivo, quella di Segretario del Tesoro, ha scelto l’ex banchiere di Goldman Sachs Steven Mnuchin che, dalla crisi dei mutui subprime, guadagnò qualcosa come 2 miliardi di Dollari; lo stesso Mnuchin più volte socio d’affari di George Soros; lo stesso George Soros che ha speso centinaia di milioni per finanziare azioni di protesta contro Donald Trump, salvo arricchirsi dalle scelte di quest’ultimo.

Nico ForconiControInformo.info

Amnesty International – Legami con Governi e finanziatori d’impresa

Amnesty International – Ecco i Governi e i finanziatori privati che si nascondono dietro l’Organizzazione che a preso a cuore l’omicidio di Giulio Regeni.

Amnesty International – Governi e finanziatori che si celano dietro l’Organizzazione

Il rapporto dell’organizzazione circa le presunte esecuzioni nella prigione di Sednaya e ritenuto dal Ministero siriano della Giustizia “falso e privo di fondamento”, sembra essere solamente l’ultimo di una serie di documenti presentati dall’Organizzazione che lascia perplessi circa il suo operato.
Amnesty International afferma che il Governo siriano avrebbe impiccato tra i 5.000 e 13.000 prigionieri in una prigione militare in Siria. Il report è stato scritto in stile fiction dal primo all’ultimo paragrafo ma, a quanto pare, non ancora abbastanza propagandistico per il mainstream anti-siriano così, seguendo l’esempio di “Associated Press”, in molti hanno trasformato il titolo in “Almeno 13mila impiccagioni nelle prigioni siriane dal 2011 ad oggi”… oh, ora sì che funziona!!

Rimanendo in ambito di Amnesty International, è da un po’ di tempo che mi chiedo come mai abbia preso così a cuore l’omicidio di Giulio Regeni, arrivando a produrre e distribuire ogni genere di gadget con la scritta #365giornisenzagiulio.Amnesty InternationalSul sito web di Amnesty International si legge

Il lavoro portato avanti dal Segretariato Internazionale di Amnesty International è organizzato in due entità legali, in conformità alla legge del Regno Unito: Amnesty International Limited (AIL) e Amnesty International Charity Limited (AICL). Amnesty International Limited prende in appalto le attività caritatevoli per conto di Amnesty International Charity Limited, istituzione benefica registrata.

Ed è lì, presso la Amnesty International Limited, il luogo in cui sono mantenuti i legami con i Governi e i finanziatori d’impresa. Alla voce “Rapporto e Rendiconto Finanziario” di Amnesty International Limited, è riportato

I Direttori sono lieti di ringraziare per il loro supporto la John D. e Catherine T. MacArthur Foundation, l’Oak Foundation, l’Open Society Georgia Foundation, il Vanguard Charitable Endowment Programme, Mauro Tunes e l’American Jewish World Service. L’UK Department for International Development (Governance and Transparency Fund) ha prorogato il finanziamento per un progetto quadriennale a favore dell’educazione ai diritti umani in Africa. La Commissione Europea (Europe Aid) ha generosamente offerto una borsa di studio pluriennale, destinata al lavoro di Amnesty International in Europa a favore dell’educazione ai diritti umani.

Dunque è chiaro che l’Organizzazione prende del denaro sia da Governi che da finanziatori d’impresa; una di tali imprese è la nota “Open Society”, presieduta da George Soros.

Tra i docenti vicini a Regeni, spicca il nome di Anne Alexander, Signora che, nel suo profilo dichiara che le sue “ricerche accademiche” vertono sulla “disseminazione di nuove tecniche mediatiche” per “la mobilitazione per il cambiamento politico in Medio oriente”, con cui “attivisti politici” creano “reti, o sfere di dissidenza e generano nuove culture di attivismo”… una specialità dell’Istituto Tavistock di Londra.

A questo punto bisogna ricordare chi finanziò la primavera araba e informarsi sul fatto che Regeni studiasse a Londra e che la sua tutor Maha Abdelrahman, interessatissima per motivi squisitamente scientifici “allo studio delle opposioni politiche in Medio Oriente”, gli chiese di partecipare ai sindacati clandestini, per avere un’idea del motivo per cui Amnesty International abbia così a cuore la sua causa.

Per approfondimenti, si consiglia la lettura del seguente link zarcoweb.blogspot.it

Nico ForconiControInformo.info

Gina Miller e gli anti-Brexit pupazzi di Soros?

Gina Miller, moglie del guru degli investimenti Alan Miller, è l’ennesimo pupazzo nelle mani di Soros?
Miller, New Star, Lord Thomas, Grahame Pigney ed il gruppo di ricorrenti anti-Brexit al completo, sta cercando di bloccare il voto del referendum attraverso pressioni esercitate direttamente da Soros?

Gina Miller, moglie del guru degli investimenti Alan Miller, è l’ennesimo pupazzo nelle mani di Soros?

Ora lo scenario catastrofico che molti temevano si è concretizzato, rendendo la disintegrazione dell’Unione Europea praticamente irreversibile. La Gran Bretagna potrebbe uscirne meglio di altri paesi, lasciando l’Unione Europea, ma i suoi cittadini e la sua economia dovranno soffrire non poco nel breve e nel medio termine.
George Soros, 25 Giugno 2016

La sentenza dell’Alta Corte rallenta la Brexit: il Governo non può dare il via al processo di uscita dall’Unione europea senza l’approvazione del Parlamento. Il Parlamento deve votare se il Regno Unito può iniziare l’avvio dell’articolo 50 nel lasciare l’UE. Il Governo sta facendo appello; il voto del popolo non conta.

Chi si nasconde dietro questo stallo? Gina Miller, manager della City e Deir Dos Santos, parrucchiere.
Gina Miller è la moglie del guru degli investimenti Alan Miller, salito alla ribalta come chief investment officer  della hedge fund New Star”.
George Soros, con un investimento di circa 100 milioni di Dollari, ha finanziato l’inizio dell’attività per circa il 40% del valore totale. Naturalmente, il fondo ha sede nelle Bermuda, per evitare problemi di tasse. A due anni dalla nascita, nel 2003, New Star annoverava, tra le sue fila, due ex gestori di fondi della Soros Fund Management”, Sajid Ramzan e Chris Beton. Fin dalla sua fondazione iniziale, il fondo ha raccolto miliardi. Grazie Soros.
Gina MillerUn favore merita un favore.
Soros è stato da subito contrario alla Brexit e, per quanto influenti, non si capisce come un parrucchiere ed una manager possano esercitare una tale influenza su magistratura e parlamento del Regno Unito.

Il profilo LinkedIn di Grahame Pigney, riconosce Gina Miller come associato. Lord Thomas che presiede la causa intentata da Miller, è un membro dell’Istituto di Diritto europeo che è stato considerato un apparato della Open Society Foundation” sin dalla sua fondazione. La stessa Open Society Foundation di Soros. E così il cerchio è completo.

Miller, New Star, Lord Thomas, Grahame Pigney ed il gruppo di ricorrenti anti-Brexit al completo, sta cercando di bloccare il voto del referendum attraverso pressioni esercitate direttamente da Soros?

L’esito di questo referendum ha permesso ai britannici di rendersi conto di cosa si apprestano a perdere, lasciando l’Unione Europea. Se una simile presa di coscienza si diffondesse nel resto d’Europa, quella che sembrava un’inevitabile disintegrazione dell’Unione Europea potrebbe invece dare vita a una dinamica positiva per un’Europa migliore e più forte.
George Soros, 30 Giugno 2016

Fonte: helenaglass.net

Traduzione e sintesi di Nico ForconiControInformo.info