Caduta dei capelli: 6 consigli per prevenirla

Fino alla fine di Novembre, si perde un 20-30% di capelli in più rispetto al resto dell’anno. Ecco 6 rimedi naturali per prevenire e combattere la caduta dei capelli nel periodo delle castagne.

Caduta dei capelli nel periodo delle castagne – Ferro, Vitamina A e C, e tanta acqua per combatterla.

I consigli della dott.ssa, biologa e nutrizionista, Rosanna Giordano.

Vi siete mai chiesti come mai ogni anno, nel periodo autunnale, tra ottobre e novembre, si perde una quantità di capelli superiore rispetto al resto dell’anno? A causare questo fenomeno, secondo gli esperti, non sarebbe il cambiamento di temperatura come si credeva anni fa, ma dipenderebbe dalla variazione delle ore di luce nell’arco della giornata. Un meccanismo complesso mediato dalla melatonina, ormone regolatore del ciclo luce-buio. Il problema riguarda in egual modo sia gli uomini che le donne: fino alla fine di novembre si perde un 20-30% di capelli in più rispetto al resto dell’anno. Purtroppo non esistono veri e propri rimedi, l’unica cosa che si può fare è prestare maggiore attenzione a quello che si mangia in questo periodo. Non esistono cibi in grado di arrestare la caduta dei capelli, ma poiché l’alimentazione è fondamentale per la salute di tutto l’organismo, capelli compresi, può essere comunque un valido aiuto per prevenire la caduta. I capelli si nutrono grazie ai follicoli e per questa ragione è fondamentale seguire un’alimentazione ricca di di vitamine, proteine e fibre, per rafforzarli e per favorirne la salute.

NapoliToday ha chiesto alla dott.ssa, biologa nutrizionista, Rosanna Giordano, quali devono essere i cibi da introdurre nella dieta per prevenire la caduta dei capelli in questo periodo.Capelli

  • Un alleato di una folta chioma è il ferro, contenuto nelle verdure a foglia verde scuro ( come spinaci, biete, etc), carne magra, legumi, cereali (es Muesli), etc.
  • Per migliorarne l’assorbimento potremmo abbinarci la vitamina C, per cui diciamo sì ad una premuta fresca di limone da abbinare agli alimenti sopracitati. Assumere una giusta quantità di antiossidanti naturali (quindi frutta e verdura) è importante non solo per il cuoio capelluto e il capello in sé ma anche per ogni singola cellula del nostro corpo per contrastare l’azione dei radicali liberi. I radicali liberi, infatti, possono accelerare i processi di invecchiamento cellulare, attivare processi infiammatori, avere effetti cancerogeni, favorire l’arteriosclerosi e il decadimento del sistema immunitario.
  • La perdita di capelli, nella maggior parte dei casi, dipende per lo più da una mancanza di vitamine del gruppo B, in particolare B6 (biotina, acido folico, magnesio, zinco e zolfo). La biotina, ad esempio, dà un supporto importante nella fase di ricrescita del capello poiché promuove il metabolismo di grassi e proteine. La ritroviamo nel pesce, piselli, pollo, lenticchie, formaggi, tuorlo d’uovo e latte. L’acido folico non viene prodotto dal nostro organismo, per cui ancora una volta preferiamo i vegetali con foglie verde scuro particolarmente ricchi di questa vitamina come spinaci, cavolo verde e cime di rapa sono alcuni esempi. Lo zolfo costituisce la cheratina, ben nota a tutti, e lo ritroviamo in alimenti come carni bianche, pesce, uova, legumi, cipolla, germe di grano, asparagi, cavoletti di bruxelles, aglio.
  • Importante per combattere la caduta dei capelli è anche la vitamina A. Questa vitamina, contenuta nelle uova, verdure, latte, olio di pesce, olio di semi di girasole e olio d’oliva, favorisce l’ossigenazione delle cellule dei follicoli, rafforzando i capelli e favorendone la crescita.
  • Un altro consiglio per mantenere i capelli forti è bere tanta acqua, almeno 8 bicchieri al giorno, ed evitare il consumo eccessivo di bibite gassate, bibite energetiche e bevande alcoliche.
  • In ultimo, non dimentichiamo che ad una sana alimentazione vanno abbinati anche corretti stili di vita: evitare o ridurre il fumo, praticare attività fisica sono sicuramente tutti perfetti alleati di una folta e lucente chioma, ma anche di una fantastica pelle e unghie sempre più resistenti.

Fonte: www.napolitoday.it

Nico ForconiControInformo

G7 Salute e TiSA – Obiettivo: privatizzare tutto

Il G7 Salute tra accordi segreti (vedi TiSA) e falsi proclami. Obiettivo: privatizzare tutto.

Il G7 Salute tra accordi segreti (vedi TiSA) e falsi proclami. Obiettivo: privatizzare tutto

Il 5 e 6 novembre si riunirà a Milano il G7 sulla salute. I temi all’ordine del giorno, definiti dalla ministra Lorenzin, saranno: le conseguenze sulla salute dei cambiamenti climatici, la salute della donna e degli adolescenti e la resistenza antimicrobica. Da un tale incontro non uscirà assolutamente nulla se non un semaforo verde per trarre ulteriore profitto dalla nostra salute e dalla devastazione del pianeta.

Considerato chi siederà attorno a quei tavoli non è possibile immaginare nulla di diverso. Sono gli stessi governi che in gran segreto dal 2013 stanno trattando l’accordo TiSA (Trade in Services Agreement) sugli scambi dei servizi, tra questi quelli finanziari, ma anche l’istruzione e la sanità.

Nel 2014 WikiLeaks, l’organizzazione di Julian Assage, ha per la prima volta rivelato l’esistenza di tali trattative. Il TiSA sarebbe il più grande accordo commerciale mai discusso: i servizi infatti rappresentano circa il 70% del Pil mondiale, che potrebbe portare, secondo una simulazione realizzata per l’Italian Trade Agency/ICE ad un possibile aumento degli scambi di servizi fra Paesi aderenti all’accordo nell’ordine del 20%, quasi 400 miliardi di euro considerando i livelli del 2013.TisaIl 4 febbraio 2015 l’agenzia AWP Associated Whistleblowing Press (agenzia formata da giornalisti investigativi) ha reso pubblico un documento del TiSA dove si può leggere: “C’è un potenziale enorme ancora non sfruttato per la globalizzazione dei servizi sanitari”. La ragione, come viene spiegato, è che “sino ad ora questo settore di servizi ha giocato solo un ruolo ridotto negli scambi internazionali. Ciò è dovuto al fatto che i sistemi sanitari sono finanziati ed erogati dallo Stato o da enti assistenziali e non sono di nessun interesse da parte degli investitori stranieri a causa dell’assenza di finalità commerciali”. La soluzione è semplice: privatizzare tutto aprendo le porte ai grandi fondi finanziari, alle compagnie internazionali di assicurazioni e contemporaneamente cancellando il ruolo dello Stato come responsabile della salute della propria popolazione.

Nel caso della salute l’art. 32 recita: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti […]”. Nessuno può quindi essere privato delle terapie necessarie a causa della sua condizione economica.

Ma per i governi l’importanza della nostra salute è pari a 0; un diritto universale è trasformato nel più produttivo business del secolo per gli squali della finanza internazionale e per i loro terminali politici. Se le aziende di Big Pharma non si sono scomposte di fronte alla condanna a 14 miliardi di dollari di multe in cinque anni per corruzione e pubblicità fasulla è perché si paga volentieri quando il reato produce guadagni molte volte maggiori delle sanzioni!

Nel frattempo undici milioni di italiani hanno rinunciato a curare almeno una patologia e negli Usa i più poveri muoiono in media 14 anni prima dei più ricchi; la metà delle persone sieropositive nel mondo non possono accedere alle cure e in quello che era il ricco Occidente oltre un milione di persone non possono assumere le nuove efficaci terapie contro l’epatite C solo per fare degli esempi.

Fonte: www.controlacrisi.org

Sintesi a cura di Nico ForconiControInformo.info

 

Tinture per capelli: aumentano rischio di cancro al seno?

Secondo uno studio condotto dal del Princess Grace Hospital di Londra, le tinture per capelli avrebbero legame con il cancro al seno e altri tipi di tumori.

Secondo uno studio le tinture per capelli avrebbero un legame con il cancro al seno e altri tipi di tumori

La tintura per i capelli è causa di tumori al seno? Ad allarmare le donne di mezzo mondo, ci ha pensato il chirurgo senologo Kefah Mokbel del Princess Grace Hospital di Londra, il quale ha spiegato, durante un’intervista al Daily Mail, che le donne che si colorano troppo spesso i capelli rischiano fino al 14% in più di ammalarsi di tumore. La ricerca ha coinvolto 4mila donne bianche e afroamericane, di cui circa la metà con carcinoma mammario e l’altra metà sane. Dallo studio è emerso che il ricorso a tinte per capelli era legato al 51% nelle donne afroamericane al cancro. Quante volte, dunque, è consigliata la tinta?

Tinta non più di 6 volte l’anno

Secondo le ultime ricerche in merito le tinture per capelli non andrebbero fatte più di 6 volte l’anno, un numero che già ci sembra sufficiente. Il consiglio per evitare il cancro mammario, dunque, è quello di non esagerare con le colorazioni e utilizzare prodotti naturali come henné, rabarbaro e via dicendo. La tinta, ovviamente, non è l’unica variabile, infatti lo screening mammario dai 40 anni è fondamentale per una corretta prevenzioni. Questi studi, comunque, che hanno bisogno di essere approfonditi, allertano la popolazione femminile, in quanto sono moltissime le donne che ricorrono alla tinta per capelli più volte l’anno.TintureMolte, addirittura, si tingono ogni mese per coprire la ricrescita. E il problema tinta non riguarderebbe solo il rischio per il cancro al seno ma anche possibili reazioni allergiche causate dai prodotti da banco che si trovano al supermercato, in particolare le tinte permanenti contenenti para-fenilendiammina, che può causare prurito, bruciore e reazioni allergiche. Il problema riguarda più da vicino alcune sostanze, ritenute cancerogene, presenti in alcuni prodotti per la colorazione dei capelli che ha determinato anche il ritiro dal mercato di alcune tinture specifiche.

Non solo il tumore al seno

Oltre al temuto cancro al seno per le donne, il legame tra tinta per capelli e tumori parla anche di altri tipi di cancro come leucemie, linfomi non-Hodgkin e tumore alla vescica. Nel caso in questione, secondo uno studio dell’Università del Sud California le donne che si tingono spesso i capelli sono più a rischio di contrarre il cancro alla vescica.

Fonte: www.investireoggi.it

Nico ForconiControInformo.info

Nuovo studio afferma: l’aspirina previene il cancro

Secondo una ricerca dell’Università di Hong Kong l’aspirina ridurrebbe fino al 47% la possibilità di ammalarsi di tumori dell’apparato digerente.

Secondo una ricerca dell’Università di Hong Kong l’aspirina riduce fino al 47% la possibilità di ammalarsi di tumore

L’aspirina riduce le possibilità di ammalarsi di tumore all’apparato digerente. È l’ultima scoperta della scienza che ribalta un po’ quello che era sempre stato creduto fino ad oggi, ossia che assumere troppo spesso medicinali è deleterio per l’organismo. Secondo uno studio condotto dall’Università di Hong Kong e presentato durante il meeting della United European Gastroenterology a Barcellona, assumere per lungo tempo l’aspirina ridurrebbe fino al 47% la possibilità di ammalarsi di alcuni tipi di tumore dell’apparato digerente.

Aspirina contro il cancro

In particolare si parla del 47% in meno di possibilità di ammalarsi di tumore al fegato ed esofago, 38% riferito al cancro allo stomaco, 34% al pancreas e 24% al colon retto. Questo risultato, che può sembrare incredibile, è arrivato dopo una lunga ricerca che ha coinvolto cieca 600mila persone prendendo come riferimento il consumo di aspirina confrontato con l’incidenza di cancro. Nel dettaglio si sono studiati i soggetti in base al consumo di aspirina confrontando anche quelli che non ne hanno mai fatto uso o solo poche volte. Dalla ricerca è emerso che i soggetti che avevano preso per più tempo l’aspirina, si parla di almeno sei mesi, erano a rischio basso di tumori gastrici. Questa ricerca è andata avanti per circa 10 anni e la tesi finale è che l’aspirina sembra avere un ruolo molto importante nel ridurre la possibilità di ammalarsi di questi tipi di tumore.AspirinaIn realtà lo stesso antinfiammatorio avrebbe un ruolo anche nel ridurre tumore al polmone, alla prostata e leucemie mentre sembra non avere un legame con il cancro al seno ne tanto meno altri tipi di cancro come quello che colpisce i reni, la vescica o il mieloma multiplo.

Giordano Beretta, nuovo presidente dell’Associazione italiana di oncologia medica (Aiom), ha però spiegato che “le popolazioni orientali possono avere una risposta ai farmaci completamente diversa da quella degli occidentali, perché diversa è l’attività enzimatica”. La ricerca è stata infatti svolta ad Hong Kong. Per il resto l’evenienza che l’uso prolungato di questi farmaci per lungo tempo potessero avere un beneficio era già nota ma questo non vuol dire che bisogna assumere l’aspirina senza motivo poiché si tratta sempre di un farmaco con effetti collaterali possibili.

Fonte: www.investireoggi.it

Nico ForconiControInformo.info

L’arte della guerra – L’impatto del Pentagono italiano

Gli abitanti del quartiere di Centocelle, a Roma, protestano a ragione per l’impatto del costruendo Pentagono italiano sul parco archeologico e la sua area verde.

Gli abitanti del quartiere di Centocelle, a Roma, protestano a ragione per l’impatto del costruendo Pentagono italiano sul parco archeologico e la sua area verde

L’arte della guerra. La rubrica settimanale a cura di Manlio Dinucci

C’è però un altro impatto, ben più grave, che passa sotto silenzio: quello sulla Costituzione italiana. Come abbiamo già documentato sul manifesto (7 Marzo), il progetto di riunire i vertici di tutte le forze armate in un’unica struttura, copia in miniatura del Pentagono statunitense, è parte organica della “revisione del modello operativo delle Forze armate”, istituzionalizzata dal “Libro Bianco per la sicurezza internazionale e la difesa” a firma della ministra Pinotti. Esso sovverte le basi costituzionali della Repubblica italiana, riconfigurandola quale potenza che interviene militarmente nelle aree prospicienti il Mediterraneo – Nordafrica, Medioriente, Balcani – a sostegno dei propri “interessi vitali” economici e strategici, e ovunque nel Mondo – dal Baltico all’Afghanistan – siano in gioco gli interessi dell’Occidente rappresentati dalla Nato sotto comando Usa. Funzionale a tutto questo è la Legge quadro del 2016, che istituzionalizza le missioni militari all’estero (attualmente 30 in 20 Paesi), finanziandole con un fondo del Ministero dell’economia e delle finanze.

Cresce così la spesa militare reale che, con queste e altre voci aggiuntive al bilancio della Difesa, è salita a una media di circa 70 milioni di euro al giorno, che dovranno arrivare a circa 100 milioni al giorno come richiesto dalla Nato.

La riconfigurazione delle Forze armate in funzione offensiva richiede sempre più costosi armamenti di nuova generazione. Ultimo acquisto il missile statunitense Agm-88E Aargm, versione . ammodernata (costo 18,2 milioni di dollari per 25 missili) rispetto a precedenti modelli acquistati dall’Italia: è un missile a medio raggio lanciato dai cacciabombardieri per distruggere i radar all’inizio dell’offensiva, accecando così le difese del paese sotto attacco.Pentagono italianoL’industria produttrice, la Orbital Atk, precisa che “il nuovo missile è compatibile anche con l’F-35”, il caccia della statunitense Lockheed Martin alla cui produzione l’Italia partecipa con l’impianto Faco di Cameri gestito da Leonardo (già Finmeccanica), impegnandosi ad acquistarne 90.

Il primo F-35 è arrivato nella base di Amendola il 12 dicembre 2016, facendo dell’Italia il primo paese a ricevere, dopo gli Usa, il nuovo caccia di quinta generazione che sarà armato anche della nuova bomba nucleare B61-12.

L’Italia, però, non solo acquista ma produce armamenti. L’industria militare viene definita nel Libro Bianco “pilastro del Sistema Paese” poiché “contribuisce, attraverso le esportazioni, al riequilibrio della bilancia commerciale e alla promozione di prodotti dell’industria nazionale in settori ad alta remunerazione”.

I risultati non mancano: Leonardo è salita al nono posto mondiale nella classifica delle 100 maggiori industrie belliche del Mondo, con vendite annue di armamenti per circa 9 miliardi di dollari nel 2016. Agli inizi di ottobre Leonardo ha annunciato l’apertura di un altro impianto in Australia, dove produce armamenti e sistemi di comunicazione per la marina militare australiana. In compenso, per spostare sempre più la produzione sul settore militare, che fornisce oggi a Leonardo l’84% del fatturato, sono state vendute alla giapponese Hitachi due aziende Finmeccanica, Ansaldo Sts e Ansaldo Breda, leader mondiali nella produzione ferroviaria.

Su questo “pilastro del Sistema Paese” si edifica, con fondi stornati dal budget della Legge di stabilità, il Pentagono italiano, nuova sede del Ministero della Guerra.

Fonte: ilmanifesto.it

Nico Forconi ControInformo.info

BCE: 8 Miliardi di euro guadagnati dalla crisi greca!!

Financial Times – La BCE ha guadagnato quasi 8 miliardi di euro dalla crisi finanziaria della Grecia.

Financial Times – La BCE ha guadagnato quasi 8 miliardi di euro dalla crisi finanziaria della Grecia

La Banca centrale europea (BCE) ha tratto buon profitto dalle sue partecipazioni al debito pubblico greco, secondo un documento visionato dal Financial Times. Una risposta scritta alla richiesta di un parlamentare greco ha dimostrato che la banca ha raccolto 7,8 miliardi di euro di pagamenti di interessi nel periodo tra il 2012 e il 2016 sui titoli di stato greci acquisiti nell’ambito del programma Securities Market Programme (SPM).

Gli utili sono di solito ridistribuiti tra le 19 banche centrali dell’area euro. Nel 2016, la BCE aveva raccolto più di 1,1 miliardi di euro di pagamenti di interessi sui titoli greci sui circa 20 miliardi di euro di bond da essa detenuti, secondo il quotidiano tedesco Suddeutsche Zeitung.

Un’analisi della Jubilee Debt Campaign stima che l’altro creditore della Grecia, il Fondo Monetario Internazionale, aveva collezionato 2,5 miliardi di euro di guadagno sui suoi prestiti al Paese.
Secondo Leo Hoffmann-Axthelm di Transparency International, la partecipazione della BCE al salvataggio della Grecia ha portato ad un “conflitto di interessi”.

“La BCE con una mano chiede il rimborso dei suoi bond greci mentre con l’altra approva i progressi delle riforme della Grecia. La Banca è letteralmente seduta ai due lati del tavolo”, ha dichiarato Hoffmann-Axthelm.BCEIl programma SMP è stato avviato in un momento di crisi del debito della zona euro nel 2009, inteso ad alleggerire la pressione dei mercati sui costi di finanziamento degli Stati membri. Più tardi nel 2015, la BCE ha avviato il suo programma di quantitative easing (QE), ma Atene è stata esclusa perché ancora sotto i termini di un terzo salvataggio dell’UE.

L’inclusione della Grecia nel QE è legata alla decisione sulla sostenibilità del debito del paese al 180 per cento del PIL da parte della banca centrale. La maggior parte dei 300 miliardi di euro del debito pubblico del paese è nelle mani dei creditori internazionali piuttosto che del settore privato.

“Questa è una questione di competenza nazionale e cade al di fuori delle competenze della BCE”, ha riferito la banca centrale in una lettera al FT firmata dal presidente della BCE Mario Draghi.

Le decisioni su cosa fare con i guadagni saranno prese dagli Stati nazionali membri, spiega la lettera.

“Le future decisioni relative al trasferimento allo Stato greco di importi equivalenti ai redditi della Banca centrale nazionale (NCB) non rientrano nel mandato della BCE o delle NCB, bensì dei governi nazionali degli Stati membri dell’area euro”, ha aggiunto.

I membri dell’area euro avevano inizialmente accettato di restituire ogni interesse alla Banca centrale greca come gesto di solidarietà dell’UE. Tuttavia, quando è iniziato il secondo programma di salvataggio nel 2015, l’operazione di rimborso è stata interrotta e l’intero interesse non è mai stato restituito ad Atene.

Fonte: www.resistenze.org

Nico Forconi ControInformo.info

 

Meningite – Morto bimbo di 2 anni: era vaccinato!!

È stata la meningite da pneumococco (forma della patologia non infettiva) a spegnere la giovane vita del bimbo di 2 anni dell’avellinese, ricoverato al Cotugno da giorni.

È stata la meningite da pneumococco (forma della patologia non infettiva) a spegnere la giovane vita del bimbo di 2 anni dell’avellinese, ricoverato al Cotugno da giorni

meningiteÈ di pochi minuti fa la notizia della morte del piccolo Pasqualino, figlio di una coppia giovane di Monteforte Irpino. Secondo quanto trapela, era stato sottoposto al vaccino contro la meningite e sarebbe dovuto essere immune dalla malattia. Due giorni fa era stato colpito da febbre alta ed era stato portato dai genitori in ospedale per i controlli all’ospedale Moscati.

Dopo il peggioramento delle sue condizioni era stato disposto il trasferimento al Cotugno, dove ha perso la vita.

Fonti:
www.napolitoday.it
www.ilmessaggero.it

Nico Forconi ControInformo.info

Eroina, soldi e “terre rare”: perché restiamo in Afghanistan

“Afghanistan, sedici anni dopo” – L’Osservatorio Milex pubblica un dossier sulle spese militari italiane che traccia un bilancio di questa guerra iniziata il 7 Ottobre del 2001.

“Afghanistan, sedici anni dopo” – L’Osservatorio Milex pubblica un dossier sulle spese militari italiane che traccia un bilancio di questa guerra iniziata il 7 Ottobre del 2001

Qualche mese fa, abbiamo realizzato un articolo dal titolo decisamente eloquente CIA e Pentagono, dal 2001, gestiscono il più grande produttore di oppio del pianeta: l’Afghanistan”, in cui facevamo notare come, nonostante il Governo USA abbia dirottato 8,5 miliardi di dollari dei contribuenti nella realizzazione di una delle più dispendiose campagne anti droga mai viste, nel 2014, nelle zone dell’Afghanistan occupate dagli Stati Uniti d’America, sono state coltivate 6.400 tonnellate di oppio grezzo, pari all’85% del mercato mondiale.

Sul sito Libre – associazione di idee, abbiamo trovato un’interessante sintesi del rapporto “Afghanistan, sedici anni dopo” pubblicato dall’Osservatorio Milex sulle spese militari italiane nel conflito afghano, di cui riportiamo un estratto.

Sette miliardi e mezzo in sedici anni, cioè quasi mezzo miliardo l’anno: un milione e 300.000 euro al giorno. Questo – a fronte di 260 milioni per la cooperazione civile – è il costo della partecipazione dell’Italia alla campagna militare afghana, la più lunga della nostra storia, secondo il rapporto “Afghanistan, sedici anni dopo” pubblicato dall’Osservatorio Milex sulle spese militari italiane, che traccia un bilancio di questa guerra, iniziata il 7 ottobre 2001. “In realtà l’onere finanziario complessivo della missione italiana è assai più pesante considerando i suoi costi indiretti, difficilmente quantificabili: l’acquisto ad hoc di armi, munizioni, mezzi da combattimento ed equipaggiamenti, il loro continuo aggiornamento a seconda delle esigenze operative e il ripristino delle scorte, l’addestramento specifico del personale e, non da ultimo, i costi sanitari delle cure per le centinaia di reduci feriti e mutilati”, scrive Enrico Piovesana su Micromega. In 16 anni, la guerra in Afghanistan è costata complessivamente 900 miliardi di dollari: 28.000 dollari per ogni cittadino afghano (che mediamente ha un reddito di 600 dollari l’anno). In termini umani è costata la vita di 3.500 soldati occidentali (53 italiani) e di 140.000 afghani.AfghanistanI caduti afghani sono combattenti (oltre 100.000, un terzo governativi e due terzi talebani) e civili (35.000, in aumento negli ultimi anni). E sono stime ufficiali dell’Onu, che trascurano le tante vittime civili non riportate. Senza considerare i civili afghani morti a causa dell’emergenza umanitaria provocata dal conflitto: sono 360.000, secondo i ricercatori americani della Brown University. Chi sostiene la necessità di portare avanti questa guerra si appella alla difesa dei progressi ottenuti. Quali? A parte un lieve calo del tasso di analfabetismo (dal 68% del 2001 al 62% di oggi) e un modestissimo miglioramento della condizione femminile (limitato alle aree urbane e imputabile al lavoro di organizzazioni internazionali e Ong, non certo alla Nato), l’Afghanistan – aggiunge Piovesana – ha ancora oggi il tasso più elevato al mondo di mortalità infantile (113 decessi su mille nati), tra le più basse aspettative di vita del pianeta (51 anni, terzultimo prima di Ciad e Guinea Bissau) ed è ancora uno dei paesi più poveri del mondo (207° su 230 per ricchezza pro-capite).

Fonte: www.libreidee.org

Nico ForconiControInformo.info

Attacchi sonici all’Avana: specialità della CIA

Wayne Madsen SCF 21.10.2017L’Agenzia Centrale d’Intelligence, ora sotto la direzione di un repubblicano di estrema destra, l’ex-congressista del Kansas Mike Pompeo, insiste sulla storia del governo cubano responsabile dei presunti attacchi con armi soniche ai diplomatici statunitensi all’Avana. La CIA, che ha scritto il libro degli attacchi sotto falsa bandiera in Europa e nel mondo durante la guerra fredda e l’era del terrorismo, non ha avuto problemi a convincere l’amministrazione Trump a ridurre le relazioni diplomatiche con Cuba. Gli Stati Uniti hanno ritirato più di metà del personale diplomatico a Cuba ed espulso 15 diplomatici cubani da Washington. La rottura delle relazioni con Cuba è in linea con le altre azioni di Trump intese a sovvertire tutte le azioni intraprese negli 8 anni di Barack Obama, compresa la normalizzazione delle relazioni con Cuba. Trump ha definito la normalizzazione dei rapporti con l’Avana “accordo completamente unilaterale”. Ironia della sorte, è noto che le imprese di Trump avevano precedentemente violato le sanzioni statunitensi a Cuba per creare hotel e resort di proprietà di Trump sull’isola. L’amministrazione Trump ha affermato di non sapere cosa causi gli attacchi sonici che dichiara aver danneggiato la salute e causato sordità non solo dei diplomatici statunitensi ma anche canadesi all’Avana. Il governo cubano ha anche invitato l’FBI a Cuba per partecipare alle indagini sugli attacchi sonori. L’amministrazione Trump ha rifiutato l’invito dei cubani. Tuttavia, senza prove, i portavoce di Trump accusano il governo cubano per l’interferenza sonora. Trump ha accusato direttamente il governo cubano per gli attacchi sonici nella conferenza stampa alla Casa Bianca del 16 ottobre. Il dipartimento di Stato è stato costretto a contraddire immediatamente Trump con un cablo a tutti i diplomatici statunitensi affermando che il dipartimento “non incolpa il governo di Cuba” degli attacchi. La differenza tra Casa Bianca e dipartimento di Stato su chi sia dietro gli attacchi sonori è tanto forte quanto inquietante. I media aziendali ignorano l’unica fonte possibile degli attacchi sonori, responsabile dell’unico attacco sonoro noto a una missione diplomatica, la CIA. Non solo la CIA è guidata da un sicofante di Trump senza un passato nell’intelligence, ma la CIA incolpa altri Paesi di operazioni svolte dai propri agenti. Nel caso di Cuba, la CIA può contare su una rete di agenti cubano-statunitensi e latino-americani integrati nelle istituzioni governative e commerciali cubane dopo aver viaggiato sull’isola da Paesi terzi come Messico, Nicaragua, Costa Rica, Panama e Venezuela. L’amministrazione Trump inoltre avverte i turisti di evitare Cuba, sostenendo che le armi soniche potrebbero essere rivolte sui loro hotel. Non c’è ragione plausibile per cui Cuba danneggi l’industria turistica, tuttavia vi sono diverse ragioni per cui la CIA guidata da Pompeo, in collusione con la rete cubana di destra del senatore Marco Rubio di Miami, suggerisca che i cubani colpiscano gli hotel con armi soniche. L’intera operazione dell’”arma sonica” sembra un grande attacco sotto falsa bandiera volto a colpire l’economia cubana e bloccare le relazioni tra Washington e L’Avana. Gli attacchi sonici segnalati ai diplomatici canadesi sono ovviamente mirati contro il governo del primo ministro Justin Trudeau. La famiglia Trudeau, tra cui il Primo ministro Pierre Trudeau, padre dell’attuale primo ministro, sono amici stretti del Presidente Raul Castro, fratello del Presidente Fidel Castro. Tutto ciò che potrebbe essere utilizzato per sminuire i legami canadesi-cubani sarebbe attuato dalla CIA sotto la direzione di Pompeo, un cristiano fondamentalista “creazionista” che respinge le conclusioni della scienza moderna, tra cui l’evoluzione e l’età della Terra. Le impronte digitali della CIA sono state trovate su almeno un attacco sonoro contro una missione straniera in America Latina. Nel 1990, dopo che il leader panamense Manuel Noriega cercò rifugio dalle truppe d’invasione statunitensi presso ial Nunzio Apostolico del Vaticano a Panama City; le forze statunitensi, usando metodi da guerra psicologica elaborati dalla CIA, diressero musica heavy metal sulla missione vaticana con grandi altoparlanti sulla strada. L’uso dell’arma sonica, componente del pacchetto Operation Nifty, era volto a scacciare Noriega dalla legazione. Non era solo una violazione dell’extraterritorialità diplomatica della missione vaticana, ma anche della politica del santuario della Chiesa cattolica romana. Noriega alla fine si arrese. Tali attacchi alle ambasciate costituiscono una violazione della Convenzione di Vienna, di cui gli Stati Uniti sono firmatari.
Dopo che il Presidente hondurano Manuel Zelaya fu rovesciato da un colpo di Stato voluto dalla segretaria di Stato Hillary Clinton e dalla CIA, il leader dell’Honduran, dall’esilio s’infiltrò nel Paese trasferendosi nell’ambasciata brasiliana a Tegucigalpa, capitale dell’Honduras. Dopo che la giunta militare honduregna della CIA tolse energia elettrica, acqua e forniture alimentari all’ambasciata, iniziò ad usare armi tipo sonico assai migliorate rispetto quelle utilizzate contro la missione vaticana a Panama City venti anni prima. Zelaya affermò che i mercenari israeliani che lavoravano sotto la direzione della giunta e della CIA puntarono armi ad alta frequenza sull’ambasciata brasiliana. A quanto pare, gli israeliani usarono un sistema di blocco dei cellulari per colpire Zelaya e altri nell’ambasciata. Sul tetto dell’edificio accanto all’ambasciata brasiliana fu trovato un soppressore C-Guard, prodotto dalla NetLine di Tel Aviv. C’erano prove a Tegucigalpa che i dispositivi acustici a lunga distanza (LRAD) fabbricati dall’American Technology Corporation, furono utilizzati contro l’ambasciata brasiliana. Testimoni oculari fuori l’ambasciata brasiliana affermarono che il personale della giunta usò un “dispositivo sonoro ad alta frequenza” sull’ambasciata. Una relazione sui diritti umani successivamente concluse che l’ambasciata fu sottoposta all’uso di sofisticate apparecchiature sonore ed elettromagnetiche che crearono diarrea, vomito, emorragie nasali e problemi gastrointestinali sia nell’ambasciata che nelle aree circostanti. Furono recentemente utilizzate armi soniche da forze di polizia e militari contro i manifestanti al vertice del G-20 del 2009 a Pittsburgh. Più recentemente, le armi acustiche sono state utilizzate contro i dimostranti anti-Dakota Access Pipeline nel North Dakota. Gli archivi della CIA mostrano che l’agenzia è interessata ai dispositivi ad ultrasuoni, tra cui “artiglieria acustica” e “sirene statiche” fino dal 1952. Nel 1999 la NATO introdusse un’arma sonora ad alti decibel nel suo arsenale. L’US Navy attualmente impiega LRAD sull’USS Blue Ridge e si crede che sia anche presente su altre navi della Marina.
Nel 2011, Alan Gross, contractor presso l”Agenzia USA per lo Sviluppo Internazionale (USAID) della Development Alternatives Inc. di Bethesda, Maryland, fu arrestato a Cuba e successivamente condannato per spionaggio. Gross installava linee Internet per la piccola comunità ebraica di Cuba, cosa che i rabbini della comunità negarono. Quando fu arrestato dalla polizia cubana, da Gross furono trovati dispositivi di telefonia cellulare e satellitare. La questione se altri agenti d’intelligence stranieri, oltre a Gross, abbiano contrabbandato armi sonore mascherate da apparecchiature per telecomunicazioni a Cuba, è estremamente utile per rispondere alla domanda di chi sia dietro gli attacchi sonori alle ambasciate statunitense e canadese all’Avana.Traduzione di Alessandro Lattanzio

Fonte: aurorasito.wordpress.com

Roberto Mora – ControInformo.info

Catalogna: Anonymous blocca web servizi segreti Madrid

Anonymous blocca web servizi segreti Madrid per denunciare la repressione del Governo nell’ambito dell'”Operazione Catalogna”

Nella notte del 23 Ottobre, Anonymous ha attaccato la pagina web dei servizi segreti spagnoli del Cni, bloccandone l’accesso per un’ora con lo scopo di denunciare la “repressione” in Catalogna.

Il gruppo di hacker ha, inoltre, annunciato una “seconda fase” nella “Operazione Catalogna”, che seguirà gli attacchi effettuati, nei giorni scorsi, ai siti di ministeri e partiti politici spagnoli, come pure della Fondazione Franco.AnonymousAlla base dell'”Operazione Catalogna” ci sarebbe, da parte del gruppo di hacker, la richiesta di liberazione dei due “detenuti politici” Jordi Sanchez e Jordi Tuixart.

Nico ForconiControInformo.info