Afghanistan – Produzione di oppio da record: +87%

Secondo l’Afghanistan Opium Survey, studio pubblicato dallo United Nations Office on Drugs and Crime, la produzione di oppio in Afghanistan è aumentata dell’87%.

Secondo l’Afghanistan Opium Survey, studio pubblicato dallo United Nations Office on Drugs and Crime, la produzione di oppio in Afghanistan è aumentata dell’87%

Dopo il dossier pubblicato dall’Osservatorio Milex sulle spese militari italiane che traccia un bilancio di questa guerra iniziata il 7 Ottobre del 2001, sono i numeri presentati dall’Afghanistan Opium Survey ad accendere i riflettori su un conflitto che è costato, all’Italia, la bellezza di Sette miliardi e mezzo in sedici anni.

“La produzione di oppio in Afghanistan è aumentata dell’87%, fino a raggiungere un livello record di 9.000 tonnellate”, questo è quanto emerge dal rapporto dell’Unodc che, per bocca del suo esecutivo Yury Fedotov, ha tenuto a precisare come sia “tempo che la comunità internazionale e l’Afghanistan riorganizzino il controllo sulle droghe e che si riconosca ad ogni Nazione una responsabilità condivisa per questo problema globale”.

Secondo l’Unodc ed il Governo afghano “L’aumento della produzione è dovuto principalmente ad un aumento dell’area coltivata a papavero da oppio; ha contribuito anche un aumento della produzione di oppio per ettaro. Il maggiore aumento dei rendimenti si è verificato nella regione meridionale, dove il rendimento medio è cresciuto del 19% e della regione nord-orientale, con un aumento del 14%”.

Oppio

Il dossier mette in evidenza anche che “La coltivazione del papavero da oppio si è estesa a nuove regioni e in molte province sono stati osservati forti aumenti. Nel Paese il numero di province prive di papaveri è diminuito da 13 a 10. Dopo oltre un decennio, Ghazni, Samangan e Nuristan hanno perso il loro status poppy-free. Il numero di province interessato dalle coltivazioni è aumentato di conseguenza da 21 a 24. Solo a Helmand, la coltivazione è aumentata di 63.700 ettari (79%), rappresentando circa la metà dell’incremento totale”.

Helmand che, per inciso, vede 9 distretti su 14 in mano alle truppe alleate di NATO e Stati Uniti d’America.

Nico ForconiControInformo

Nigel Farage chiede inchiesta su George Soros

Guerra aperta tra Nigel Farage e George Soros:” Ha speso miliardi nell’UE per minare lo Stato nazionale; è qui che si trova la vera collusione politica internazionale”.

Guerra aperta tra Nigel Farage e il miliardario George Soros: Ha speso miliardi nell’UE per minare lo Stato nazionale; è qui che si trova la vera collusione politica internazionale

Queste le parole con cui Nigel Farage, politico britannico leader dello UK Independence Party e deputato europeo, ha voluto sottolineare come la Open Society Foundation di George Soros abbia una forte influenza sulle elezioni in Europa e negli Stati Uniti. Se gli investigatori sono alla ricerca di prove di influenza straniera, dovrebbero iniziare proprio da li, secondo Nigel Farage.

Come riportato dal sito Zerohedge, l’isteria anti-Russia che imperversa negli Stati Uniti da poco più di un anno è ora pronta a diffondersi nel Regno Unito dopo che la settimana scorsa i media britannici hanno appreso che tre ministri degli Esteri passati e presenti – tra cui Boris Johnson – erano stati presi di mira dagli agenti dell’FBI nelle loro indagini su George Papadopoulos e Carter Page. Le notizie hanno suscitato sospetti che la campagna “Leave” per la Brexit potesse essere stata finanziata indirettamente dal governo russo.

Parlando al Parlamento europeo a Strasburgo martedì, Nigel Farage ha detto ai colleghi parlamentari che ritiene che, quando si parla di collusione internazionale, si guardi “nel posto sbagliato”, visto che l’influenza di Soros a Bruxelles è “davvero straordinaria”, aggiungendo:

“Temo che potremmo arrivare al livello più alto della collusione politica internazionale nella storia. E lo dico perché George Soros ha recentemente dato ad Open Society, che naturalmente promuove campagne per la libertà di circolazione delle persone e strutture sovranazionali come l’Unione europea, 18 miliardi di dollari. E la sua influenza qui e a Bruxelles è davvero straordinaria”.

Nigel FarageA cosa serve questo denaro? I non-profit di Soros hanno una missione: promuovere un’agenda globalista di frontiere aperte, libero scambio e valori democratici liberali.

Open Society ha ammesso di aver tenuto 42 riunioni nel 2016 con la Commissione Europea e di aver pubblicato elenchi di “amici” affidabili nel Parlamento Europeo e Nigel Farage ha sottolineato che ci sono 226 nomi nell’elenco.

“Se vogliamo avere un dibattito e parlare di piena trasparenza politica e finanziaria, allora facciamolo. Scriverò quindi oggi a tutti voi 226, ponendovi alcune domande abbastanza giuste: avete mai ricevuto fondi direttamente o indirettamente da Open Society? A quanti dei loro eventi avete partecipato? Potrebbe fornirci un elenco di tutti i rappresentanti, incluso George Soros?”.

Fonte: www.wallstreetitalia.com

Nico ForconiControInformo

Strage di Nassiriya – The spaghetti PsyOp?

Una targa con i nomi dei 19 italiani che il 12 novembre 2003 persero la vita, 14 anni fa, nella strage di Nassiriya, è stata scoperta al Senato, nella sala già intitolata ai caduti dell’eccidio.

Nassiriya – Una targa con i nomi degli italiani che persero la vita nella strage è stata scoperta al Senato nella sala già intitolata ai caduti dell’eccidio

Una targa con i nomi dei 19 italiani che il 12 Novembre 2003 persero la vita, 14 anni fa, nella strage di Nassiriya, è stata scoperta al Senato, nella sala già intitolata ai caduti dell’eccidio.
L’occasione è stata la giornata dedicata al ricordo dei caduti militari e civili nelle missioni internazionali per la pace.

“PsyOp” (acronimo di “Psychological Operations” – Operazioni Psicologiche): tali operazioni consistono nell’uso metodico e scientifico di propaganda, persuasione e disinformazione, allo scopo di influenzare opinioni, emozioni, atteggiamenti e comportamenti che, nel lungo periodo, hanno ripercussioni sul conseguimento di obiettivi politici, economici, militari e sociali.NassiriyaI movimenti sociali richiedono che le persone siano motivate a riconoscere che esiste un problema, ad accettare la possibilità che venga risolto e a considerare una certa linea d’azione come adatta a produrre questo risultato.

Per collegare un pubblico ad un problema sociale, occorre formulare il problema in modo tale che il pubblico accetti la sua rilevanza. Questo è normalmente concepito come un problema di framing.
Un frame è uno schema interpretativo (una “cornice”) che permette alle persone di dare un senso a ciò che esperiscono.
Coloro che creano il frame, i cosiddetti claims-makers, devono colmare il divario tra la loro visione del problema e quella del pubblico.

I decision maker, le figure al vertice della piramide dell’informazione, siano essi claims-makers o spin doctor, non solo fanno in modo che i media parlino della notizia ma anche che essi lo facciano in un determinato modo.

Adottando le tecniche proprie del giornalismo e della psicologia, i decision maker costruiscono quella che Marcello Foa chiama “un’arma di distruzione di massa”, efficace perché manipola le masse senza che esse se ne rendano conto, creando idee e stereotipi duraturi nel tempo e difficilissimi da estirpare.

Il meccanismo di cui i decision maker si servono per manipolare l’informazione è il frame, cioè la cornice; si tratta di un concetto forte creato ad arte che si impianta nei valori dei cittadini.
“Una volta creato il frame – spiega Foa – tutto quello che rientra nella cornice rafforza la mia visione del mondo. Le notizie, anche vere, che escono da questa cornice, tendo automaticamente ad essere scartate”.

Nico Forconi ControInformo

Il golpe in Arabia Saudita è la ciliegina sulla torta geopolitica di Trump e Putin

Tom Luongo, 8 novembre 2017Il regno del principe ereditario Muhamad bin Salman in Arabia Saudita è iniziato, come proverbiale “Notte dei coltelli lunghi” divenuta settimana. E probabilmente si prolungherà di molto. Le sue mosse sono molto più che consolidare il potere donatogli dal padre re Abdallah. Si tratta di cambiamenti enormi nel regno. Bin Salman, in soli cinque giorni, ha completamente smantellato lo status quo vecchio di decenni. Nella mia prima reazione avevo scritto: “Niente è cambiato economicamente per i sauditi. Le mosse di bin Salman questo fine settimana sono in linea col mandato di Donald Trump di ripulire la corruzione sui media e le istituzioni politiche statunitensi. I purgati, in particolare il principe Walid bin Talal, era il principale vettore di tale corruzione. Lui e Trump erano nemici pubblici, insultandosi su twitter. La sua presenza negli Stati Uniti era ampia. Tale purga, penso, fa parte del pegno del regime del Sumpman alla visita di Trump. Allo stesso tempo Putin vuole garantirsi che i sauditi riducano l’avventurismo al minimo”. La penso ancora così. Infatti, credo ancor più che bin Salman abbia capitolato completamente ai grandi attori della regione, Stati Uniti e Russia. Il vecchio regime saudita perseguiva la via al suicidio che inizialmente bin Salman continuava. Le guerre in Siria e Yemen erano sue operazioni. Così l’isolamento diplomatico del Qatar a giugno. Queste erano tutte mosse aggressive concertate con Israele per distruggere l’influenza iraniana sulla penisola araba e in Siria. Il problema è che questi piani sono criminali fallimenti.

Il fallimento è un’opzione
Così fu la guerra sul prezzo del petrolio voluta da Stati Uniti e Russia. L’aspettativa era continuare la politica di Obama/Clinton per consentire ai sauditi di continuare a far pressione sui produttori di scisto statunitensi. Ma non funzionò perché la Russia era il produttore di petrolio che guadagnava di più al mondo, una posizione sostenuta totalmente dalla Cina, consumatore di tale petrolio. I bassi prezzi del petrolio hanno esaurito le finanze del Paese a causa della continua rivalutazione della valuta, il Riyal, sul dollaro statunitense. E con tale crisi finanziaria, che il regno non può placare se vuole il sostegno dagli Stati Uniti, bin Salman ha fatto la cosa migliore. Ha sequestrato il denaro raccolto dall’opposizione e, secondo questa relazione, oltre ai 30 miliardi già sequestrati, ci sono più di 800 miliardi di beni disponibili. Ciò mi dice che l’OPA sull’Aramco può attendere, poiché l’obiettivo era raccogliere 400 miliardi di dollari dalla vendita di una quota dell’azienda. Questo verrà utilizzato per alimentare il Vision 2030 di bin Salman per modernizzare l’economia dell’Arabia Saudita. Se sia possibile non lo sa nessuno, ma resta il fatto che l’OPA sull’Aramco non avrebbe mai portato tanto denaro. È stato detto che i sauditi hanno tolto l’embargo al porto yemenita di Aden. Resta da vedere a cosa preluda, ma se è il primo passo verso la fine della guerra disastrosa, allora è molto interessante.

Connessione israeliana
Queste mosse portano anche ad altre questioni. Nei giorni scorsi, l’associazione tra i sauditi ed Israele veniva fuori da un comunicato trapelato dal ministero degli Esteri israeliano che affermava apertamente direttive pro-saudite ed anti-iraniano-libanesi. È anche ben noto che il deposto principe Walid e l’ex-principe ereditario Nayaf erano i favoriti della CIA, o almeno di una sua fazione. Ora, con loro fuori dal quadro, ciò dice un paio di cose:
– Israele ha più fili con l’Arabia Saudita di quanto si pensasse.
– La guerra di Trump contro la CIA gli ha portato una grande concessione.
Cosa intendo? Semplice. Perché Trump ha insistito a rendere pubblici i file su JFK dopo la bomba dell’Uranium One? Imporre un negoziato coi nemici presso le varie agenzie d’intelligence e sostenere ciò che accade in Arabia Saudita, sono una possibile spiegazione. Per mesi ho sostenuto che Trump e Putin si accordavano sulla pace in Medio Oriente. “Isolando il Qatar, i sauditi, per quanto odiosi, ridefiniscono i limiti di questo nuovo mondo arabo. Perciò mi aspetto che Trump e Putin, dietro le quinte, impongano, come Trump chiarì nel suo discorso di due settimane fa, che terrorismo e lotta tra sette arabe debbano finire. Che l’Arabia Saudita ospitasse tale discorso dice tutto quello va saputo su cosa accadrà in futuro. Il Qatar è divenuto il capro espiatorio dei crimini nel mondo arabo. Ma la domanda resta, dove andranno? O, cosa più importante, dove glielo si permetterà. Ma non importa, l’ulteriore appoggio al terrorismo radicale dai wabhabiti deve finire. I sauditi hanno solo detto che il gioco è finito ad occidente, e Iran (e Russia) non lo faranno ad oriente. Ecco iniziare la de-escalation in tutta la regione”. Il crollo dello SIIL in Siria e Iraq preparava il golpe degli agenti di Trump/Putin in Arabia Saudita.

Lo show di Trump e Putin
E mentre Trump ha passato tempo a rumoreggiare apertamente sul sostegno d’Israele, la realtà è che Israele si avvicina al momento in cui non potrà più violare le regole e aspettarsi che gli Stati Uniti lo sostengano sempre. Con gli Stati Uniti, da un lato, che controllano i capricci di sauditi e israeliani, e la Russia, dall’altro, che garantisce che Iran e Hezbollah non sfruttino le posizioni indebolite dei sauditi, si costituisce il quadro per un processo sostanziale di pace duratura nella regione. Con Trump e Putin che s’incontreranno in Vietnam, sospetto che sarà il tema principale della conversazione. Trump ha attuato la sua parte del piano. Ora le prossime mosse verranno da Putin, probabilmente iniziando dal vertice di Sochi il 18, dove i negoziati politici siriani dovranno iniziare. Il quadro si compone. La narrazione che Trump colludesse con la Russia per usurpare le elezioni era anche volta ad impedire questi eventi. Ora che ci sono stati e si è più vicini a un quadro pacificato mai visto prima, ci sarà tempo per tutti di fermarsi ed ammirare il chutzpah usato per tirarlo fuori.Traduzione di Alessandro Lattanzio

Fonte: aurorasito.wordpress.com

Roberto Mora – ControInformo.info

L’arte della guerra – L’impatto del Pentagono italiano

Gli abitanti del quartiere di Centocelle, a Roma, protestano a ragione per l’impatto del costruendo Pentagono italiano sul parco archeologico e la sua area verde.

Gli abitanti del quartiere di Centocelle, a Roma, protestano a ragione per l’impatto del costruendo Pentagono italiano sul parco archeologico e la sua area verde

L’arte della guerra. La rubrica settimanale a cura di Manlio Dinucci

C’è però un altro impatto, ben più grave, che passa sotto silenzio: quello sulla Costituzione italiana. Come abbiamo già documentato sul manifesto (7 Marzo), il progetto di riunire i vertici di tutte le forze armate in un’unica struttura, copia in miniatura del Pentagono statunitense, è parte organica della “revisione del modello operativo delle Forze armate”, istituzionalizzata dal “Libro Bianco per la sicurezza internazionale e la difesa” a firma della ministra Pinotti. Esso sovverte le basi costituzionali della Repubblica italiana, riconfigurandola quale potenza che interviene militarmente nelle aree prospicienti il Mediterraneo – Nordafrica, Medioriente, Balcani – a sostegno dei propri “interessi vitali” economici e strategici, e ovunque nel Mondo – dal Baltico all’Afghanistan – siano in gioco gli interessi dell’Occidente rappresentati dalla Nato sotto comando Usa. Funzionale a tutto questo è la Legge quadro del 2016, che istituzionalizza le missioni militari all’estero (attualmente 30 in 20 Paesi), finanziandole con un fondo del Ministero dell’economia e delle finanze.

Cresce così la spesa militare reale che, con queste e altre voci aggiuntive al bilancio della Difesa, è salita a una media di circa 70 milioni di euro al giorno, che dovranno arrivare a circa 100 milioni al giorno come richiesto dalla Nato.

La riconfigurazione delle Forze armate in funzione offensiva richiede sempre più costosi armamenti di nuova generazione. Ultimo acquisto il missile statunitense Agm-88E Aargm, versione . ammodernata (costo 18,2 milioni di dollari per 25 missili) rispetto a precedenti modelli acquistati dall’Italia: è un missile a medio raggio lanciato dai cacciabombardieri per distruggere i radar all’inizio dell’offensiva, accecando così le difese del paese sotto attacco.Pentagono italianoL’industria produttrice, la Orbital Atk, precisa che “il nuovo missile è compatibile anche con l’F-35”, il caccia della statunitense Lockheed Martin alla cui produzione l’Italia partecipa con l’impianto Faco di Cameri gestito da Leonardo (già Finmeccanica), impegnandosi ad acquistarne 90.

Il primo F-35 è arrivato nella base di Amendola il 12 dicembre 2016, facendo dell’Italia il primo paese a ricevere, dopo gli Usa, il nuovo caccia di quinta generazione che sarà armato anche della nuova bomba nucleare B61-12.

L’Italia, però, non solo acquista ma produce armamenti. L’industria militare viene definita nel Libro Bianco “pilastro del Sistema Paese” poiché “contribuisce, attraverso le esportazioni, al riequilibrio della bilancia commerciale e alla promozione di prodotti dell’industria nazionale in settori ad alta remunerazione”.

I risultati non mancano: Leonardo è salita al nono posto mondiale nella classifica delle 100 maggiori industrie belliche del Mondo, con vendite annue di armamenti per circa 9 miliardi di dollari nel 2016. Agli inizi di ottobre Leonardo ha annunciato l’apertura di un altro impianto in Australia, dove produce armamenti e sistemi di comunicazione per la marina militare australiana. In compenso, per spostare sempre più la produzione sul settore militare, che fornisce oggi a Leonardo l’84% del fatturato, sono state vendute alla giapponese Hitachi due aziende Finmeccanica, Ansaldo Sts e Ansaldo Breda, leader mondiali nella produzione ferroviaria.

Su questo “pilastro del Sistema Paese” si edifica, con fondi stornati dal budget della Legge di stabilità, il Pentagono italiano, nuova sede del Ministero della Guerra.

Fonte: ilmanifesto.it

Nico Forconi ControInformo.info

Eroina, soldi e “terre rare”: perché restiamo in Afghanistan

“Afghanistan, sedici anni dopo” – L’Osservatorio Milex pubblica un dossier sulle spese militari italiane che traccia un bilancio di questa guerra iniziata il 7 Ottobre del 2001.

“Afghanistan, sedici anni dopo” – L’Osservatorio Milex pubblica un dossier sulle spese militari italiane che traccia un bilancio di questa guerra iniziata il 7 Ottobre del 2001

Qualche mese fa, abbiamo realizzato un articolo dal titolo decisamente eloquente CIA e Pentagono, dal 2001, gestiscono il più grande produttore di oppio del pianeta: l’Afghanistan”, in cui facevamo notare come, nonostante il Governo USA abbia dirottato 8,5 miliardi di dollari dei contribuenti nella realizzazione di una delle più dispendiose campagne anti droga mai viste, nel 2014, nelle zone dell’Afghanistan occupate dagli Stati Uniti d’America, sono state coltivate 6.400 tonnellate di oppio grezzo, pari all’85% del mercato mondiale.

Sul sito Libre – associazione di idee, abbiamo trovato un’interessante sintesi del rapporto “Afghanistan, sedici anni dopo” pubblicato dall’Osservatorio Milex sulle spese militari italiane nel conflito afghano, di cui riportiamo un estratto.

Sette miliardi e mezzo in sedici anni, cioè quasi mezzo miliardo l’anno: un milione e 300.000 euro al giorno. Questo – a fronte di 260 milioni per la cooperazione civile – è il costo della partecipazione dell’Italia alla campagna militare afghana, la più lunga della nostra storia, secondo il rapporto “Afghanistan, sedici anni dopo” pubblicato dall’Osservatorio Milex sulle spese militari italiane, che traccia un bilancio di questa guerra, iniziata il 7 ottobre 2001. “In realtà l’onere finanziario complessivo della missione italiana è assai più pesante considerando i suoi costi indiretti, difficilmente quantificabili: l’acquisto ad hoc di armi, munizioni, mezzi da combattimento ed equipaggiamenti, il loro continuo aggiornamento a seconda delle esigenze operative e il ripristino delle scorte, l’addestramento specifico del personale e, non da ultimo, i costi sanitari delle cure per le centinaia di reduci feriti e mutilati”, scrive Enrico Piovesana su Micromega. In 16 anni, la guerra in Afghanistan è costata complessivamente 900 miliardi di dollari: 28.000 dollari per ogni cittadino afghano (che mediamente ha un reddito di 600 dollari l’anno). In termini umani è costata la vita di 3.500 soldati occidentali (53 italiani) e di 140.000 afghani.AfghanistanI caduti afghani sono combattenti (oltre 100.000, un terzo governativi e due terzi talebani) e civili (35.000, in aumento negli ultimi anni). E sono stime ufficiali dell’Onu, che trascurano le tante vittime civili non riportate. Senza considerare i civili afghani morti a causa dell’emergenza umanitaria provocata dal conflitto: sono 360.000, secondo i ricercatori americani della Brown University. Chi sostiene la necessità di portare avanti questa guerra si appella alla difesa dei progressi ottenuti. Quali? A parte un lieve calo del tasso di analfabetismo (dal 68% del 2001 al 62% di oggi) e un modestissimo miglioramento della condizione femminile (limitato alle aree urbane e imputabile al lavoro di organizzazioni internazionali e Ong, non certo alla Nato), l’Afghanistan – aggiunge Piovesana – ha ancora oggi il tasso più elevato al mondo di mortalità infantile (113 decessi su mille nati), tra le più basse aspettative di vita del pianeta (51 anni, terzultimo prima di Ciad e Guinea Bissau) ed è ancora uno dei paesi più poveri del mondo (207° su 230 per ricchezza pro-capite).

Fonte: www.libreidee.org

Nico ForconiControInformo.info

Attacchi sonici all’Avana: specialità della CIA

Wayne Madsen SCF 21.10.2017L’Agenzia Centrale d’Intelligence, ora sotto la direzione di un repubblicano di estrema destra, l’ex-congressista del Kansas Mike Pompeo, insiste sulla storia del governo cubano responsabile dei presunti attacchi con armi soniche ai diplomatici statunitensi all’Avana. La CIA, che ha scritto il libro degli attacchi sotto falsa bandiera in Europa e nel mondo durante la guerra fredda e l’era del terrorismo, non ha avuto problemi a convincere l’amministrazione Trump a ridurre le relazioni diplomatiche con Cuba. Gli Stati Uniti hanno ritirato più di metà del personale diplomatico a Cuba ed espulso 15 diplomatici cubani da Washington. La rottura delle relazioni con Cuba è in linea con le altre azioni di Trump intese a sovvertire tutte le azioni intraprese negli 8 anni di Barack Obama, compresa la normalizzazione delle relazioni con Cuba. Trump ha definito la normalizzazione dei rapporti con l’Avana “accordo completamente unilaterale”. Ironia della sorte, è noto che le imprese di Trump avevano precedentemente violato le sanzioni statunitensi a Cuba per creare hotel e resort di proprietà di Trump sull’isola. L’amministrazione Trump ha affermato di non sapere cosa causi gli attacchi sonici che dichiara aver danneggiato la salute e causato sordità non solo dei diplomatici statunitensi ma anche canadesi all’Avana. Il governo cubano ha anche invitato l’FBI a Cuba per partecipare alle indagini sugli attacchi sonori. L’amministrazione Trump ha rifiutato l’invito dei cubani. Tuttavia, senza prove, i portavoce di Trump accusano il governo cubano per l’interferenza sonora. Trump ha accusato direttamente il governo cubano per gli attacchi sonici nella conferenza stampa alla Casa Bianca del 16 ottobre. Il dipartimento di Stato è stato costretto a contraddire immediatamente Trump con un cablo a tutti i diplomatici statunitensi affermando che il dipartimento “non incolpa il governo di Cuba” degli attacchi. La differenza tra Casa Bianca e dipartimento di Stato su chi sia dietro gli attacchi sonori è tanto forte quanto inquietante. I media aziendali ignorano l’unica fonte possibile degli attacchi sonori, responsabile dell’unico attacco sonoro noto a una missione diplomatica, la CIA. Non solo la CIA è guidata da un sicofante di Trump senza un passato nell’intelligence, ma la CIA incolpa altri Paesi di operazioni svolte dai propri agenti. Nel caso di Cuba, la CIA può contare su una rete di agenti cubano-statunitensi e latino-americani integrati nelle istituzioni governative e commerciali cubane dopo aver viaggiato sull’isola da Paesi terzi come Messico, Nicaragua, Costa Rica, Panama e Venezuela. L’amministrazione Trump inoltre avverte i turisti di evitare Cuba, sostenendo che le armi soniche potrebbero essere rivolte sui loro hotel. Non c’è ragione plausibile per cui Cuba danneggi l’industria turistica, tuttavia vi sono diverse ragioni per cui la CIA guidata da Pompeo, in collusione con la rete cubana di destra del senatore Marco Rubio di Miami, suggerisca che i cubani colpiscano gli hotel con armi soniche. L’intera operazione dell’”arma sonica” sembra un grande attacco sotto falsa bandiera volto a colpire l’economia cubana e bloccare le relazioni tra Washington e L’Avana. Gli attacchi sonici segnalati ai diplomatici canadesi sono ovviamente mirati contro il governo del primo ministro Justin Trudeau. La famiglia Trudeau, tra cui il Primo ministro Pierre Trudeau, padre dell’attuale primo ministro, sono amici stretti del Presidente Raul Castro, fratello del Presidente Fidel Castro. Tutto ciò che potrebbe essere utilizzato per sminuire i legami canadesi-cubani sarebbe attuato dalla CIA sotto la direzione di Pompeo, un cristiano fondamentalista “creazionista” che respinge le conclusioni della scienza moderna, tra cui l’evoluzione e l’età della Terra. Le impronte digitali della CIA sono state trovate su almeno un attacco sonoro contro una missione straniera in America Latina. Nel 1990, dopo che il leader panamense Manuel Noriega cercò rifugio dalle truppe d’invasione statunitensi presso ial Nunzio Apostolico del Vaticano a Panama City; le forze statunitensi, usando metodi da guerra psicologica elaborati dalla CIA, diressero musica heavy metal sulla missione vaticana con grandi altoparlanti sulla strada. L’uso dell’arma sonica, componente del pacchetto Operation Nifty, era volto a scacciare Noriega dalla legazione. Non era solo una violazione dell’extraterritorialità diplomatica della missione vaticana, ma anche della politica del santuario della Chiesa cattolica romana. Noriega alla fine si arrese. Tali attacchi alle ambasciate costituiscono una violazione della Convenzione di Vienna, di cui gli Stati Uniti sono firmatari.
Dopo che il Presidente hondurano Manuel Zelaya fu rovesciato da un colpo di Stato voluto dalla segretaria di Stato Hillary Clinton e dalla CIA, il leader dell’Honduran, dall’esilio s’infiltrò nel Paese trasferendosi nell’ambasciata brasiliana a Tegucigalpa, capitale dell’Honduras. Dopo che la giunta militare honduregna della CIA tolse energia elettrica, acqua e forniture alimentari all’ambasciata, iniziò ad usare armi tipo sonico assai migliorate rispetto quelle utilizzate contro la missione vaticana a Panama City venti anni prima. Zelaya affermò che i mercenari israeliani che lavoravano sotto la direzione della giunta e della CIA puntarono armi ad alta frequenza sull’ambasciata brasiliana. A quanto pare, gli israeliani usarono un sistema di blocco dei cellulari per colpire Zelaya e altri nell’ambasciata. Sul tetto dell’edificio accanto all’ambasciata brasiliana fu trovato un soppressore C-Guard, prodotto dalla NetLine di Tel Aviv. C’erano prove a Tegucigalpa che i dispositivi acustici a lunga distanza (LRAD) fabbricati dall’American Technology Corporation, furono utilizzati contro l’ambasciata brasiliana. Testimoni oculari fuori l’ambasciata brasiliana affermarono che il personale della giunta usò un “dispositivo sonoro ad alta frequenza” sull’ambasciata. Una relazione sui diritti umani successivamente concluse che l’ambasciata fu sottoposta all’uso di sofisticate apparecchiature sonore ed elettromagnetiche che crearono diarrea, vomito, emorragie nasali e problemi gastrointestinali sia nell’ambasciata che nelle aree circostanti. Furono recentemente utilizzate armi soniche da forze di polizia e militari contro i manifestanti al vertice del G-20 del 2009 a Pittsburgh. Più recentemente, le armi acustiche sono state utilizzate contro i dimostranti anti-Dakota Access Pipeline nel North Dakota. Gli archivi della CIA mostrano che l’agenzia è interessata ai dispositivi ad ultrasuoni, tra cui “artiglieria acustica” e “sirene statiche” fino dal 1952. Nel 1999 la NATO introdusse un’arma sonora ad alti decibel nel suo arsenale. L’US Navy attualmente impiega LRAD sull’USS Blue Ridge e si crede che sia anche presente su altre navi della Marina.
Nel 2011, Alan Gross, contractor presso l”Agenzia USA per lo Sviluppo Internazionale (USAID) della Development Alternatives Inc. di Bethesda, Maryland, fu arrestato a Cuba e successivamente condannato per spionaggio. Gross installava linee Internet per la piccola comunità ebraica di Cuba, cosa che i rabbini della comunità negarono. Quando fu arrestato dalla polizia cubana, da Gross furono trovati dispositivi di telefonia cellulare e satellitare. La questione se altri agenti d’intelligence stranieri, oltre a Gross, abbiano contrabbandato armi sonore mascherate da apparecchiature per telecomunicazioni a Cuba, è estremamente utile per rispondere alla domanda di chi sia dietro gli attacchi sonori alle ambasciate statunitense e canadese all’Avana.Traduzione di Alessandro Lattanzio

Fonte: aurorasito.wordpress.com

Roberto Mora – ControInformo.info

Catalogna: Anonymous blocca web servizi segreti Madrid

Anonymous blocca web servizi segreti Madrid per denunciare la repressione del Governo nell’ambito dell'”Operazione Catalogna”

Nella notte del 23 Ottobre, Anonymous ha attaccato la pagina web dei servizi segreti spagnoli del Cni, bloccandone l’accesso per un’ora con lo scopo di denunciare la “repressione” in Catalogna.

Il gruppo di hacker ha, inoltre, annunciato una “seconda fase” nella “Operazione Catalogna”, che seguirà gli attacchi effettuati, nei giorni scorsi, ai siti di ministeri e partiti politici spagnoli, come pure della Fondazione Franco.AnonymousAlla base dell'”Operazione Catalogna” ci sarebbe, da parte del gruppo di hacker, la richiesta di liberazione dei due “detenuti politici” Jordi Sanchez e Jordi Tuixart.

Nico ForconiControInformo.info

Fake News Network – La farsa tra USA e Corea del Nord

Fake News Network – L’Air Force statunitense smentisce la notizia secondo cui gli USA sarebbero pronti a mettere in “allerta permanente” i bombardieri nucleari B-52.

Fake News NetworkAir Force statunitense smentisce la notizia secondo cui gli USA sarebbero pronti a mettere in “allerta permanente” i bombardieri nucleari B-52

In principio ci fu l’invio della Carl Vinson, portaerei classe Nimitz a propulsione nucleare, accompagnata da una flotta di caccia torpedinieri Aegis e altre quattro navi, ribattezzata “Armada” da Donald Trump per risvegliare il vigore patriottico. Peccato solo che, ad una settimana dall’annuncio del presidente USA, la Vinson fu fotografata nell’Oceano indiano al largo delle isole Sunda, molto disante da quel mar del Giappone dove si sarebbe dovuta trovare, mettendo in forte imbarazzo la linea di comando americana che aveva rincondotto il tutto ad un difetto di comunicazione tra i comandanti dell’“Armada” nel Pacifico e il segretario alla Difesa, Jim Mattis.

Per tutti coloro che non ritenessero sufficientemente imbarazzante quanto avvenuto in Aprile, in questi giorni, a tenere banco, è una nuova fake news nata da “un’incomprensione” tra il giornalista di Defense One  e il capo di stato maggiore dell’Air Force, il generale David Goldfein: gli USA sarebbero pronti a mettere in “allerta permanente” i bombardieri strategici B-52 a lungo raggio, in grado di portare testate nucleari, mossa che senza precedenti dalla fine della Guerra fredda.FakeSecondo l’aeronautica statunitense, c’è stata “un’incomprensione” tra il giornalista e il capo di stato maggiore dell’Air Force, “Non stiamo pianificando o preparandoci a rimettere i B-52 in allerta”, ha detto Ann Stefanek che, al Pentagono, guida la comunicazione dell’Air Force.

A colpi di fake news, quindi, continuano le schermaglie tra Stati Uniti d’America e Corea del Nord in quella che, secondo alcuni, altro non è che una farsa.

Nell’articolo “La Corea del Nord è uno Stato vassallo del Pentagono“, realizzato da Frederick William Engdahl nel Novembre 2016 per il sito New Eastern Outlook e riproposto in questo sito qualche tempo fa, si prende in considerazione l’ipotesi che le schermaglie tra gli Stati Uniti ed il Governo di Pyongyang siano, in realtà, una messa in scena.
Engdahl, laureato in politica alla Princeton University, docente, consulente di rischio strategico ed autore di best-seller su petrolio e geopolitica, afferma che James Roderick Lilley, ex dipendente della CIA d’istanza in Asia ed ambasciatore USA per la Cina, gli avrebbe raccontato di come “alla fine della guerra fredda”, gli Stati Uniti d’America abbiano utilizzato la Corea del Nord come pretesto “per mantenere la Settima Flotta nella Regione”, arrivando ad affermare che “se la Corea del Nord non fosse esistita, avremmo dovuto crearla come scusa”.

Nico ForconiControInformo.info

MI5 e MI6 – Stop ai segreti sui Servizi segreti?

I capi dello spionaggio elettronico GCHK, del MI5 e MI6 saranno ascoltati, per la prima volta, in una seduta pubblica.

I capi dello spionaggio elettronico GCHK, del MI5 e MI6 saranno ascoltati, per la prima volta, in una seduta pubblica

Di Ennio Remondino

Noi lo chiamiamo Copasir, ed è il Comitato parlamentare di Controllo sul corretto funzionamento nei nostri Servizi segreti. In Inghilterra, dove lo spionaggio moderno è nato, la stessa struttura non soltanto cambia nome, Intelligence e Security Committee, ma soprattutto decide che è ora di smetterla con i segreti sui Servizi segreti. E il prossimo 7 Novembre, Sir Iain Lobban, capo del GCHQ (Government Communications Head Quarter, la cugina della NSA statunitense che spia le telefonate del mondo), Andrew Parker del MI5 (Military Intelligence sezione 5, controspionaggio), e Sir John Sawers del MI6 (Secret Intelligence Service, agenzia spionaggio estero), dovranno raccontare, senza combinare guai, cosa fanno per garantire la sicurezza dei sudditi di Sua Maestà.ServiziDichiarazione dell’Intelligence e Security Committee sul suo sito web: “Tutto ciò rappresenta un passo avanti molto significativo in termini di apertura e per la trasparenza delle agenzie”. Ma non soltanto questo. I temi già programmati di “ascolto” sono da brivido: modi e priorità del lavoro dlle agenzie, le minacce per il Regno Unito. Terrorismo, instabilità regionale, proliferazione delle armi, sicurezza informatica e spionaggio. “Tuttavia – precisano con britannica puntigliosità – visto che si tratta di una seduta pubblica, non saranno ammesse domande attorno a capacità di intelligence o tecniche, ad operazioni in corso o a questioni ‘sub judice'”. Ovviamente quel tipo di domande sono invece consentite in seduta a porte chiuse. Imprecisata anche in Gran Bretagna la quesito “risposte”.

La trasmissione dell’insolito incontro avverrà in “differita”, precisano, per poter verificare se non sia sfuggito qualche dettaglio nelle dichiarazione che potrebbe mettere in pericolo la sicurezza nazionale o la sicurezza di coloro che lavorano per le agenzie. Presenti in sala per quel primo grande show spionistico in diretta nella storia dello spionaggio planetario, solo i parlamentari e un piccolo numero di giornalisti della carta stampata, dato il numero limitato di posti disponibili nella sala riunioni. Molto ristretto e selezionato il Comitato di Intelligence. Nulla di pletorico come la Commissione bicamerale Copasir. Pochi ma buoni narrano le cronache inglesi che forniscono i nomi di baroni e baronetti: Lord Butler di Brockwell, Sir Menzies Campbell, Sir Malcolm Rifkind.

Tutto estremamente british.

Fonte: www.remocontro.it

Nico ForconiControInformo.info