CIA rilascia archivio segreto Bin Laden: videogame e gatti

A distanza di oltre 6 anni dal raid in Pakistan che avrebbe portato alla morte di Osama Bin Laden, la CIA rilascia l’archivio segreto del leader di Al-Qaeda: nel suo PC videogiochi, film porno e filmati di gattini.

La CIA rilascia l’archivio segreto di Osama Bin Laden: nel suo PC videogiochi, film porno e gattini

Oltre sei anni fa, con l’uccisione di Osama Bin Laden, ci fu detto che la CIA era entrata in possesso del suo archivio segreto, realizzando uno dei più grandi colpi dello spionaggio americano dalla seconda guerra mondiale.
Lo “Strike team”, recuperando computer, dischi, Dvd ed altre attrezzature del leader di Al-Qaeda, aveva messo le mani su un vero e proprio “tesoro di informazioni”, secondo quanto affermato dall’allora Amministrazione Obama.

1 Novembre 2017 – Rilascio di materiale segreto

Bin LadenAnime, hentai, videogiochi e filmati di YouTube sui gattini, sono questi alcuni dei file trovati nell’archivio segreto di Osama Bin Laden.
A renderli noti è stata la CIA, che, dopo 6 anni e mezzo di lavoro ininterrotto sui file per consentire la visualizzazione del materiale da qualsiasi dispositivo, riducendo al minimo eventuali rischi per gli utenti”, ha svelato al pubblico circa 470 mila contenuti presenti nel computer sequestrato durante il raid in Pakistan, il 2 Maggio del 2011.

Nell’hard disk, alle immagini di armi e riferimenti al terrorismo, al momento non disponibili per motivi di “sicurezza nazionale”, si aggiunge, forse sostituisce sarebbe il termine più appropriato, una lista di videogiochi, da Pacman a Street Fighters, di anime, da Naruto a Dragon Ball, fino ad arrivare ai video di gattini su YouTube.

Ovviamente, tutto questo materiale, scaricato illegalmente da Osama Bin Laden all’interno del suo PC, è solo una parte dei file contenuti nell’archivio segreto del leader di Al-Qaeda; alcuni documenti, infatti, sono di “natura sensibile” e “protetti da segreto”.

Se credete, però, che per “protetti da segreto” si intenda materiale inerente al terrorismo, vi sbagliate; parliamo di filmati pornografici o di materiale protetto da copyright e, proprio a tal proposito, la CIA ricorda che “i proprietari di copyright possono richiedere la rimozione dei loro contenuti, presentando un avviso via mail a Central Intelligence Agency, Office of Public Affairs, Washington, DC, 20505; via fax al 571-204-3800; o tramite il pulsante di contatto sulla homepage CIA.gov.”Bin LadenBin LadenBin LadenPer chi volesse saperne di più: www.cia.gov

Nico Forconi ControInformo

Wikipedia e l’illusione della “libera” informazione

Un gruppo di ricercatori ha scoperto che il 77% degli articoli presenti su Wikipedia, è stato realizzato dall’1% dei suoi editor.

Un gruppo di ricercatori ha scoperto che il 77% degli articoli presenti su Wikipedia è stato realizzato dall’1% dei suoi editor

Esiste una locuzione colloquiale, in inglese che indica una scelta apparentemente libera che in realtà è obbligatoria: la scelta di Hobson.
Thomas Hobson era il gestore di una stalla che affittava cavalli ai viaggiatori; quando alcuni clienti iniziarono a richiedere continuamente dei particolari cavalli, Hobson, per evitare che alcuni animali venissero sfruttati troppo, decise di introdurre un sistema di rotazione, posizionando i cavalli più riposati vicino all’ingresso e rifiutandosi di farli uscire se non nel giusto ordine. Egli insisteva perché i clienti prendessero il cavallo più vicino alla porta della stalla o non ne prendessero nessuno.

Anche Henry Ford vendette la “Ford Modello T” usando la famosa scelta di Hobson: la vettura era disponibile in una modesta gamma di colori ma la produzione rapida richiedeva una vernice che asciugasse velocemente e l’unica disponibile, all’epoca, era quella di colore nero.

Nel 2001, Jimmy Wales, imprenditore arrichitosi con il porno online nei primi anni ’90, decide di “raccogliere la somma delle conoscenza umane” e renderla gratuitamente disponibile al mondo intero, ed è così che vede la luce Wikipedia.

Sedici anni dopo, “Wikipedia – L’enciclopedia libera e collaborativa” è il quinto sito internet più visitato al Mondo, ospitando 43 milioni di articoli in 285 lingue diverse.
Anche se la no-profit Wikimedia Foundation tiene diligentemente traccia di come gli editor e gli utenti interagiscono con il sito, fino a poco tempo fa non era chiaro in che modo la produzione dei contenuti di Wikipedia fosse distribuita tra i vari editor. Secondo i risultati di un recente studio che ha analizzato i 250 milioni di edit effettuati su Wikipedia durante i suoi primi 10 anni di vita, soltanto l’1% circa degli editor di Wikipedia ha generato il 77% dei contenuti del sito.

Gli autori dello studio, che ha dato vita al libro Structural Differentiation in Social Media – Adhocracy, Entropy, and the “1 % Effect”, affermano che, invece di essere un’organizzazione decentralizzata e spontaneamente in evoluzione, Wikipedia può essere descritta come un’adhocrazia: una struttura di potere stabile e gerarchica che garantisce comunque un alto tasso di mobilità individuale all’interno della gerarchia stessa.Wikipedia“Wikipedia è simile a qualunque altra organizzazione. I leader hanno un ruolo cruciale. Hanno investito moltissimo tempo nel progetto e hanno foraggiato il processo collaborativo.”
A questo riguardo, Wikipedia non è troppo diversa dalle altre aziende social media for-profit.

È bene ricordare che la Rete tutta nasce all’interno dell’establishment militare e accademico e gli standard ed i protocolli che regolano l’afflusso di dati, fino ad oggi, sono rimasti, di fatto, sotto il controllo degli U.S.A..
È negli Stati Uniti d’America, infatti, che hanno il quartier generale la maggioranza delle principali aziende dedite al computing ed al networking – da “IBM” a “Microsoft”, da “Cisco” a “Google” – ed è sempre negli States che ha dimora l’influente “Internet Corporation for Assigned Names and Numbers” (“ICANN”), che sovrintende all’assegnazione dei domini e degli indirizzi web e che opera da tempo sotto gli auspici del Ministero del Commercio degli Stati Uniti d’America.

La maggior parte dei 13 computer che controllano il convogliamento del traffico in tutto il Mondo, che prendono il nome di root server della Rete, resta, quindi, nelle mani degli enti pubblici e, soprattutto, di alcune aziende statunitensi.
Altro compito dell’ICANN è, inoltre, sovrintendere all’assegnazione degli indirizzi IP e dei domini, nonché occuparsi della manutenzione del database dei root server.

Alla luce di tutto ciò, è semplice capire come le decisioni prese dall’ICANN abbiano un grande valore economico e godano di grande importanza politica e culturale, in quanto fondamentali nel determinare le modalità di spartizione della Rete, in termini di proprietà e di controllo.

Fonti:
“Il lato oscuro della rete – Libertà, sicurezza, privacy”, di Nicholas Carr
“Quasi tutta Wikipedia è stata scritta dall’1 percento dei suoi editor

Nico ForconiControInformo

Stilata la nuova (ennesima) lista di siti di bufale

Se, per qualche motivo, ne aveste mai sentito la mancanza, sappiate che, in questi giorni, una “nuova” guida ai siti di disinformazione impazza nell’etere.

Siti di bufale – La guida assemblata da una professoressa per i suoi studenti diventa pubblica

Se, per qualche motivo, ne aveste sentito la mancanza, sappiate che, in questi giorni, una “nuova” guida ai siti di disinformazione impazza nell’etere.

Melissa “Mish” Zimdars, professoressa di comunicazione e media al Merrimack College, ha redatto una lista di siti noti per aver pubblicato articoli contenenti informazioni false (fake news), come strumento per insegnare ai suoi studenti le basi del giornalismo e dell’alfabetizzazione mediatica.
False, Misleading, Clickbait-y, and/or Satirical “News” Sources, documento di cui tutti noi sentivamo la mancanza, esce a distanza di quasi 2 anni dallo studio di David Robert Grimes, il fisico inglese che, nel Gennaio del 2016, è riuscito, a suo dire, a “smontare tutte le teorie di complotto”.

Il tema principale della ricerca di David Robert Grimes è imperniato sul fatto che se ad un complotto hanno partecipato alcune persone, allora, dopo un certo lasso di tempo, il segreto non sarà più mantenuto e, per forza di cose, la verità sui fatti dovrà necessariamente saltar fuori.
Quindi, se dopo un certo numero di anni non si è diffusa una verità su un argomento in odore di “complotto”, allora la “teoria del complotto” va rigettata.

Basta avere a disposizione pochi istanti di tempo ed un cervello normodotato per scoprire, su Wikipedia, che “In un articolo di Life del 1945 si stimava che prima del bombardamento di Hiroshima e Nagasaki ‘probabilmente non più di poche dozzine di persone in tutta la nazione conoscessero il significato reale del Manhattan Project, e forse al massimo un migliaio di loro erano appena a conoscenza del fatto che il lavoro svolto riguardasse la ricerca sugli atomi’. La rivista ha scritto che gli altri 100.000 ed oltre impiegati del progetto ‘lavoravano come topi al buio'”.BufaleLa guida ai siti di bufale della professoressa Melissa Zimdars, segue di pochi giorni la notizia, riproposta in italiano dal sito ANSA.it, in base alla quale un’inchiesta condotta dalla scrupolosa Bbc è giunta alla conclusione che “forse la storia consolante del bebè lanciato dalla finestra dalla madre e preso al volo sul marciapiede da un ignoto quanto eroico salvatore non è mai accaduta”.

In molti di voi si ricorderanno dell’incendio della Grenfell Tower, l’evento catastrofico avvenuto a Londra nella notte del 14 Giugno 2017, nel grattacielo di 24 piani situato nel quartiere di North Kensington, in cui hanno perso la vita 87 persone.
Bene, sono stati necessari 4 mesi ed un’inchiesta condotta dalla Bbc per comprendere che la breaking news realizzata dalla stessa Bbc in cui un “bebè lanciato dalla finestra dalla madre e preso al volo sul marciapiede da un ignoto quanto eroico salvatore non è mai accaduta”.

Come potete immaginare, ovviamente, sulla guida ai siti di bufale della professoressa Melissa Zimdars, il sito della Bbc non è nemmeno lontanamente menzionato.

Come direbbe Francesco Gabbani, “Oggi si cerca di colmare la solitudine reale con la compagnia virtuale, quindi con le idealizzazioni e con la fantasia. Ed è nella fantasia che le cospirazioni nascono”.

Cospirazioni fantasiose come l’Operazione Ajax, Gladio, l’Operazione Northwoods, la false flag di Gleiwitz, l’affaire Iran-Contras, la sorveglianza di massa effettuata dalla NSA

Nico ForconiControInformo.info

Il bebè della Grenfell Tower e le fake news di Stato

Grenfell Tower – Un’inchiesta condotta dalla Bbc, è giunta alla conclusione che “forse la storia consolante del bebè lanciato dalla finestra dalla madre e preso al volo sul marciapiede da un ignoto quanto eroico salvatore non è mai accaduta.”

Il bebè della Grenfell Tower e le fake news di Stato per influenzare le coscienze

“Tutte le verità passano attraverso tre stadi. Primo: vengono ridicolizzate; secondo: vengono violentemente contestate; terzo: vengono accettate dandole come evidenti.”
Arthur Schopenhauer

Leggendo un recente articolo apparso sul sito ANSA.it, si viene a sapere che, da un’inchiesta condotta dalla scrupolosa Bbc, si è giunti alla conclusione che “forse la storia consolante del bebè lanciato dalla finestra dalla madre e preso al volo sul marciapiede da un ignoto quanto eroico salvatore non è mai accaduta.”.

In molti di voi si ricorderanno dell‘incendio della Grenfell Tower, l’evento catastrofico avvenuto a Londra nella notte del 14 Giugno 2017, nel grattacielo di 24 piani situato nel quartiere di North Kensington, in cui hanno perso la vita 87 persone.

Bene, uno dei racconti più incredibili fra le cronache dell’orribile tragedia che ha colpito la Grenfell Tower, si tratterebbe, “forse”, di una leggenda metropolitana, “forse” è il ricordo nebuloso di testimoni che, “forse”, possono aver confuso cose viste e cose sentite, fatti reali e percezioni distorte, amplificate o solo orecchiate.Grenfell TowerCirca 4 mesi fa, alcuni “teorici del complotto“, avevano dubitato di uno scoop lanciato da tutte le principali agenzie, Bbc compresa, poiché ritenevano assolutamente ridicolo che un tizio potesse “prendere al volo” un bambino che si lancia dal decimo piano di un grattacielo e che, quindi, tocca il suolo a circa 90 Km/h.

Insomma, sono stati necessari 4 mesi ed un’inchiesta condotta dalla Bbc per comprendere che la breaking news realizzata dalla stessa Bbc in cui un “bebè lanciato dalla finestra dalla madre e preso al volo sul marciapiede da un ignoto quanto eroico salvatore non è mai accaduta”.

“Tutte le verità passano attraverso tre stadi. Primo: vengono ridicolizzate; secondo: vengono violentemente contestate; terzo: vengono accettate dandole come evidenti.”
Arthur Schopenhauer

Nico Forconi ControInformo.info

Francesco Gabbani: “Rido dei complottisti.”

“Canto e non faccio politica ma rido dei complottisti” – Così Francesco Gabbani presenta il suo nuovo singolo “Pachidermi e Pappagalli”.

“Canto e non faccio politica ma rido dei complottisti” – Francesco Gabbani presenta il suo nuovo singolo “Pachidermi e Pappagalli”

Gettare nel ridicolo è una tecnica che consiste nello screditare una tesi attraverso una scorretta analogia. Lo schema adottato dall’interlocutore, in questo caso, è il seguente:
1. Il soggetto A (“teorico del complotto”) sostiene la tesi X (“teoria del complotto”);
2. Il soggetto A (“teorico del complotto”) sostiene la tesi Y (“teoria del complotto”);
3. La tesi X (“teoria del complotto”), con molte probabilità, rientra nella categoria delle bufale;
4. Anche la tesi Y (“teoria del complotto”) deve per forza essere una bufala.

La tecnica di argomentazione appena esposta è definita “sofisma” e consiste in un ragionamento corretto solo all’apparenza.
Dopo un’attenta analisi, infatti, ci si accorge che, in realtà, si tratta di un dispositivo retorico atto a scardinare proprio le difese della logica.

Il fatto che noi tutti siamo portati a ragionare in base a sofismi e preconcetti involontari e spontanei realizzati inconsciamente dal nostro cervello, non li rende certo veri, anzi, l’utilizzo abituale di queste espressioni ci dà la misura di quanto sia facile abituarsi a ragionare in modo distorto.
Se, ai sofismi, si aggiungono inutili giri di parole e frasi che si contraddicono l’una con l’altra, ci troviamo di fronte a vere e proprie “armi di distrazione di massa“, abbiamo a che fare con la disinformazione allo stato puro.

Eccone un tipico esempio:

“Oggi si cerca di colmare la solitudine reale con la compagnia virtuale, quindi con le idealizzazioni e con la fantasia. Ed è nella fantasia che le cospirazioni nascono.”
Questo il pensiero di Francesco Gabbani, intervistato da “Il Foglio“.

Cospirazioni fantasiose come l’Operazione Ajax, Gladio, l’Operazione Northwoods, la false flag di Gleiwitz, l’affaire Iran-Contras, la sorveglianza di massa effettuata dalla NSA

Nico ForconiControInformo.info

 

11 Settembre 2001 – L’opposizione controllata…

Lo scrittore americano e mitologo John Lamb Lash, uno dei principali esponenti del potere del mito per dirigere e modellare l’esistenza individuale e anche la Storia, sostiene che “La manipolazione di eventi su scala globale, storicamente, prevede l’utilizzo di un’opposizione controllata”.
L’11 Settembre 2001 non sfugge a questa regola…

Lo scrittore americano e mitologo John Lamb Lash, uno dei principali esponenti del potere del mito per dirigere e modellare l’esistenza individuale e anche la Storia, sostiene che “La manipolazione di eventi su scala globale, storicamente, prevede l’utilizzo di un’opposizione controllata”.
L’11 Settembre 2001 non sfugge a questa regola…

“Non frega niente a nessuno. Tanto non c’è la prova né che sia andata in un modo, né che sia andata nell’altro.”
Marco Travaglio, Giornalista, Scrittore e Saggista italiano, dal 23 maggio 2014 condirettore de “il Fatto Quotidiano”, sull’11 Settembre 2001

“Il Patriot Act, che tra i suoi scopi ha quello di prevenire, individuare e perseguitare il riciclaggio internazionale di denaro e il finanziamento del terrorismo […]. La politica antiterrorismo americana passa anche da qui.”
Roberto Saviano, Giornalista, Scrittore e Saggista italiano, sull’11 Settembre 2001

“Fortunatamente, non è necessario inoltrarsi nell’analisi tecnica dei filmati disponibili, in quanto la teoria no planes appare confutabile nel suo insieme.”
Massimo Mazzucco, Regista e Giornalista italiano, sull’11 Settembre 2001

“Sono sempre infastidito dal fatto che la gente venga distratta da falsi complotti come l’11 settembre […].”
Julian Assange, Giornalista, Programmatore e Attivista australiano, Co-fondatore e Caporedattore del sito “WikiLeaks”, sull’11 Settembre 2001Settembre“Dalle dieci del mattino alle otto di sera, gli ufficiali americani capirono che gli attacchi non erano opera di terroristi mediorientali e che facevano parte di un tentato colpo di stato militare da parte di estremisti statunitensi capaci di provocare una guerra nucleare”, di “imporre un ultimatum, di forzare la mano al Presidente degli Stati Uniti”, di “imporre le proprie politiche al Presidente Bush.”
Therry Meyssan, Giornalista e Attivista politico francese, sull’11 Settembre 2001

“Che lo abbiano pianificato in qualunque modo e che ne fossero a conoscenza, questo, mi pare altamente improbabile […]. La convinzione che questo possa essere stato organizzato apposta, ha un livello così basso di credibilità, che rischia di danneggiare chi lo sostiene.”
Noam Chomsky, Linguista, Filosofo, Teorico della Comunicazione e Anarchico statunitense, sull’11 Settembre 2001

“[…] le tesi dei complottisti dell’11/9 così come enunciate nei noti filmati in Rete – dove si sostiene che il governo americano fu il mandante ed esecutore degli attacchi – non superano il primo essenziale vaglio: quello della plausibilità. Anzi, a fronte di esso naufragano miseramente.”
Paolo Barnard, Giornalista italiano, sull’11 Settembre 2001

Nico Forconi ControInformo.info

Cicap: quando gli sbufalatori vengono sbufalati

Il CICAP ha lanciato un democraticissimo sondaggio per votare la bufala pseudoscientifica dell’anno ma quando ha capito che avrebbe vinto, in tutta probabilità, la ministra Lorenzin…

Il CICAP ha lanciato un democraticissimo sondaggio per votare la bufala pseudoscientifica dell’anno, ma quando ha capito che avrebbe vinto, in tutta probabilità, la Ministra Lorenzin

In occasione del suo prossimo convegno autunnale, il CICAP ha bandito un concorso per premiare la “Bufala d’Oro 2017”, ovvero – come lo definisce in CICAP stesso – “un premio satirico assegnato alla più strampalata, falsa, assurda o pericolosa tra le idee pseudoscientifiche dell’ultimo anno”.

Nella mattinata del 20 giugno un amico del Gruppo Pandora ha deciso di mandare la sua proposta, scrivendo quanto segue:

“Propongo per il premio “Beatrice Lorenzin, Ministro della Sanità”. La motivazione: “Per aver inventato, contro ogni evidenza scientifica, un’epidemia di morbillo in Italia nel 2017, dopo aver detto in passato che in Inghilterra ci sono stati più di 200 morti per morbillo nel 2014, ed altre amenità varie che dimostrano un’assoluta ignoranza sul tema. Basandosi su tali assunti inventati, ha promulgato un Decreto Legge per imporre 12 vaccini alla popolazione italiana.

A questo punto abbiamo fatto girare la proposta in rete, tramite i social network. Evidentemente l’idea deve aver trovato d’accordo moltissime persone, visto che hanno cominciato ad arrivare decine di messaggi di risposta, che dicevano “l’ho votata anch’io, con la stessa motivazione”.

La cosa è andata avanti per alcune ore, finché, verso le tre del pomeriggio, il CICAP ha deciso di bloccare l’accesso al modulo per le votazioni. Da allora infatti sulla pagina per votare appare la scritta: “Il modulo ‘A chi vuoi assegnare la Bufala d’oro?’ non accetta più risposte. Se ritieni si tratti di un errore, prova a contattare il proprietario del modulo”.CICAPIn altre parole, il CICAP ha lanciato un democraticissimo sondaggio per votare la bufala pseudoscientifica dell’anno, ma quando ha capito che a vincere il premio sarebbe stata, in tutta probabilità, la Ministra Lorenzin, allora ha buttato al cesso la democrazia e – guarda caso – ora il modulo risulta inattivo.

Naturalmente, non va dimenticato che uno degli esponenti di punta del CICAP è un certo Paolo Attivissimo, l’uomo che la  presidente della Camera, Laura Boldrini, ha scelto di recente per combattere le fake news sulla rete. Poteva quindi il CICAP fare un dispiacere allo stesso potere politico che ha appena elevato la sua compagnia di giro al rango di nobili difensori della verità?

Certo che no. Prima di tutto, quindi, bisogna proteggere i propri padroni. Poi casomai, se proprio avanza del tempo, si può anche giocare a fingere di essere democratici.
Fonte: megachip.globalist.it

Nico Forconi ControInformo.info

Blue Whale – Quando il giornalismo diventa ClickBaiting

Ogni giornale o programma tv ha una pagina Facebook attraverso cui condivide servizi ed articoli, puntando alla massima monetizzazione.
Clickbaiting, è un termine che indica un contenuto web il cui scopo è quello di attirare il maggior numero d’internauti, avendo come scopo principale quello di aumentare le visite a un sito per generare rendite pubblicitarie online.

Clickbaiting – Quando il giornalismo si trasforma in una gara a colpi di click

Clickbait (o clickbaiting, tradotto “Esca da click“) è un termine che indica un contenuto web il cui scopo è quello di attirare il maggior numero d’internauti, avendo come scopo principale quello di aumentare le visite a un sito per generare rendite pubblicitarie online.

Qualunque utente di Internet che lo frequenti da neanche troppo tempo sa certamente a cosa mi riferisco.

Titoli sensazionalistici che promettono di trattare notizie sconvolgenti che una volta aperte si rivelano per ciò che sono, banali illazioni o frammenti di un discorso ben più articolato e che devia totalmente rispetto alle aspettative createsi.

Recentemente Facebook ha creato un algoritmo che nella teoria dovrebbe essere in grado di fronteggiare le cosiddette “notizie bufala“, promosse nella stragrande maggioranza dei casi da titoli appunto clickbaiting.

Il motivo per cui Facebook ha deciso di introdurre questo sistema di protezione degli utenti è il dilagare della disinformazione che circola su Internet, e in particolare su Facebook dove molti utenti non sono in grado di setacciare le fonti sicure e affidabili da quelle che puntano a racimolare visualizzazioni.

Ma che succede se sono le cosiddette fonti attendibili a creare disinformazione?ClickbaitingOrmai ogni giornale o programma televisivo ha una sua pagina Facebook attraverso cui condivide i propri servizi e articoli, puntando cosi alla massima monetizzazione del servizio.

Questi enti hanno una loro credibilità sulla quale nessun lettore, o quasi, sarebbe in grado di essere scettico, ed hanno quindi un grandissimo potere.

È notizia recentissima di come il servizio riguardo la Blue Whale, che tanto allarmismo aveva creato, sia in verità fondato per larga parte su notizie fasulle.

I possibili danni collaterali del diffondersi di certe terribili immagini, associate impropriamente ad un fenomeno giovanile del genere, sono evidenti.

Così come è evidente che la corretta diffusione della notizia venga troppo spesso messa da parte in nome dello scoop.

La linea tra reale informazione e svendita di notizie rischia di farsi inesorabilmente più flebile.
Fonte: www.ilquotidiano.it

Nico ForconiControInformo.info

Le Iene ammettono: falsi i video dei suicidi per Blue Whale

Le Iene – In un’intervista rilasciata a Selvaggia Lucarelli, l’inviato de Le Iene Matteo Viviani ha ammesso di aver inserito dei video falsi nel servizio in cui ha raccontato il fenomeno Blue Whale.

Le Iene – L’inviato Matteo Viviani ha parlato di “leggerezza nel non aver fatto tutte le verifiche”: alcuni erano girati in Cina, altri erano vecchi, altri erano delle messe in scena

Nell’intervista rilasciata a Selvaggia Lucarelli su Il Fatto Quotidiano, l’inviato de Le Iene Matteo Viviani ha ammesso di aver inserito dei video falsi nel servizio in cui ha raccontato il fenomeno Blue Whale, il misterioso “gioco” di internet, nato in Russia, che spingerebbe gli adolescenti al suicidio, dopo aver superato una serie di prove, dall’automutilazione alla privazione del sonno.
L’ammissione di Viviani è arrivata dopo il video postato nella pagina Facebook Alici come prima che, in pochi minuti, smonta il servizio de Le Iene dimostrando in maniera inequivocabile di come si basi su filmati che non hanno nulla a che fare col Blue Whale e, in almeno un caso, palesemente falsi.

L’inviato de Le Iene ha ammesso “la leggerezza nel non aver fatto tutte le verifiche” sui video inviategli da una tv russa su una chiavetta USB, aggiungendo però che il suo pezzo ha aiutato a sensibilizzare l’opinione pubblica su tale fenomeno, anche se Selvaggia Lucarelli, dati alla mano, ha mostrato come lo stesso sembra essere esploso solamente dopo la messa in onda del servizio.Le IeneSebbene, ad oggi, non siano stati provati collegamenti diretti tra nessun suicidio e il Blue Whale, nel servizio de Le Iene si citava anche un adolescente di Livorno che, secondo Viviani, si è suicidato, lo scorso Marzo, proprio a causa del macabro “gioco”.

Indipendentemente dal fatto che si tratti di una leggenda metropolitana o meno, ancora una volta si fa presente di come Le Iene realizzino tutti i loro servizi nello stesso identico modo, utilizzando una narrazione sensazionalistica anche di fronte ad eventi in cui sarebbe meglio evitare ciò, come nel caso di suicidi tra gli adolescenti.

Nico ForconiControInformo.info

WannaCry: nel dubbio, diamo colpa a Pyongyang

Il Wall Street Journal afferma che WannaCry deriva da un malware già utilizzato nell’attacco hacker alla Sony datato 2014, erroneamente attribuito alla Corea del Nord.

WannaCry – Il “The Wall Street Journal” afferma che il ramsomware deriva da un malware già utilizzato nell’attacco hacker alla Sony del 2014, erroneamente attribuito alla Corea del Nord

Nell’articolo del 15 Maggio del The Wall Street Journal intitolato Ricercatori individuano un indizio che collega l’assalto ransomware ad un gruppo legato alla Corea del Nord, si afferma che alcuni bit di codice di WannaCry, il ramsomware assurto alle cronache in questi giorni, sono identici a pezzetti di sequenze informatiche presumibilmente utilizzate in un attacco hacker alla Sony datato 2014.
Probabilmente alla Redazione del The Wall Street Journal è sfuggito un piccolissimo particolare: da tre anni è risaputo che la Corea del Nord non fu implicata in quell’attacco hacker. Nell’articolo della CNN del 27 Dicembre 2014, dall’eloquente titolo Esperti dubitano che ci sia la Corea del Nord dietro l’attacco alla Sony, si possono leggere frasi come “è chiaro […] in modo inequivocabile che non sono responsabili per aver orchestrato o avviato l’attacco a Sony” che non lasciano adito a dubbi.WannaCryL’articolo del The Wall Street Journal su WannaCry, fa riferimento al “Lazarus Group”, gruppo probabilmente inesistente, attribuito a enti statali della Corea del Nord e, continuando a leggere, al sesto paragrafo veniamo a sapere che le “somiglianze” tra WannaCry e il ramsomware utilizzato per l’attacco hacker alla Sony sono state trovate anche in altri codici e sono utilizzate molto spesso: “I risultati non necessariamente dimostrano che Lazarus o la Corea del Nord siano coinvolto nell’attacco WannaCry, hanno detto i ricercatori. I colpevoli dell’ultimo attacco, non ancora identificati, avrebbero potuto copiare il codice in questione, per esempio”.

“Il collegamento trovato nella vecchia versione sta nel software che entrambi i programmi utilizzano per connettersi in modo sicuro ad altri sistemi su Internet” ma si tratta di un codice comune che si trova in quasi tutti i software e che ha la funzione di impostare la connessione ad Internet. Esempi ben collaudati di tali frammenti di programmi sono disponibili a tutti in software open-source su GitHub e altrove. Il frammento di codice in questione, poi, è così banale che qualsiasi programmatore decente, probabilmente, lo avrebbe scritto nello stesso modo.
Fonte: Moon of Alabama

Traduzione e sintesi di Nico ForconiControInformo.info