Come preparare un esame

Ogni tanto, purtroppo, bisogna ricordarsi che siamo stati messi a questo mondo per tribolare, quindi anche lo studente più scoglionato di tutti si rimbocca le maniche e cerca di guadagnarsi la famosa pagnotta.

In parole povere, arriva un momento nella vita di ogni universitario in cui, vedendosi costretto a giustificare a se stesso ed alle persone che lo circondano l’incredibile tenore di vita, deve rassegnarsi all’idea di dare qualche esame. Anzi, per l’esattezza, non basta dare l’esame, bisogna anche superarlo!

Limita i danni

Limita i danni

Ormai da giorni pensi che, anche se avessi studiato in maniera decente, avresti ugualmente difficoltà all’esame. Come si dice in questi casi ti stai buttando avanti. D’altronde si sa, più in alto si vola, più si fa rumore quando si cade. L’unico modo per evitare tutto questo, è trovare una via di mezzo, un proprio passo, senza pensare agli altri, un po’ come fanno i ciclisti quando si trovano in salita; se non sei uno scalatore nato, è inutile intestardirsi… non ce la farai mai!!
L’importante quindi è raggiungere il traguardo cercando di limitare il più possibile i danni.

Trasportando nella pratica scolastica questa teoria, con il passare degli anni (e degli esami), arrivi alla conclusione che più uno studia, più ci rimane male se non riesce. E’ solamente per questo motivo che ormai lavoro il minimo indispensabile… non si sa mai!

Accumulo

Matrix

Per quanto mi riguarda, il mio metodo di studio è quello classico dell’accumulo, ovvero, disinteresse totale per l’esame fino a tre giorni prima dello stesso e poi chiusa di sedici-diciotto ore al giorno, sino ad arrivare al livello di Keanu Reeves in Matrix: chiudi gli occhi, ma continui a vedere lettere, grafici e quant’altro, in ogni luogo.
Mi raccomando, non superare mai i tre giorni, altrimenti, la sindrome di Matrix potrebbe trasformarsi in sindrome di Arancia Meccanica, con nausee e disturbi psicofisici sempre maggiori. E poi è risaputo, è tre il numero perfetto.

Sempre per quanto mi riguarda, con questo metodo, dopo circa una settimana dall’esame non mi ricordo già più nulla, ma siccome mi è andata sempre bene, se è vero che il fine giustifica i mezzi…

Cose da evitare durante la sessione di esami

Baggio

Una delle regole fondamentali, durante la sessione d’esami, è quella di far finta di andare sempre di corsa, salutare mostrandosi ogni volta gentile, ma facendo capire che non hai tempo per fare le classiche due chiacchiere.
Ovviamente, quando si è alle prime armi, lo stress da esame può spingerti a commettere errori che, a mente lucida, non commetteresti mai.

Può capitare, per esempio che, come vedi una faccia nota (universitaria anche lei), dopo i saluti di rito, tu sia spinto a domandargli “Come va?”. A un quesito del genere, in un momento come questo (alcuni psicologi ritengono lo stress da esami superiore a quello causato dal rigore fallito da Roberto Baggio nella finale Italia-Brasile, ai mondiali del 1994), il novanta per cento delle persone che ti rispondono danno inizio ad uno spettacolo che nel calcio definiscono senza soluzione di continuità. In poche parole: sei finito!! I programmi che avevi in mente per la giornata? Puoi anche buttarli al cesso, tirare la catena e sederti comodamente sul wc ascoltando, ascoltando, ascoltando.
Ti vengono raccontati per filo e per segno metodi di studio, ore passate sui libri e sugli appunti, domande fatte dal professore, risposte date, esami passati, presenti, futuri… BASTAA!!

Se vuoi imparare a gestire lo stress pre esame, ti consiglio di leggere il nostro approfondimento su “Come combattere lo stress pre esami:)

L’aiutino

L'aiutino

Le chiacchiere stanno a zero, l’esame è alle porte, bisogna darsi da fare. Il tutto va architettato con precisione maniacale: c’è chi ha una memoria d’acciaio ed impara date, numeri e formule; chi scrive piccolo, ma in maniera leggibile, ed è addetto alla realizzazione dei foglietti; chi è scaltro e utilizza le miniature manoscritte durante l’esame; chi fa il palo; chi distrae professore ed assistenti; insomma, è come se si trattasse di una rapina, ognuno ha la sua mansione e deve sapere alla perfezione la propria parte.

Naturalmente, come nelle truffe, anche durante uno scritto bisogna sempre avere un piano di riserva, meglio non rischiare. L’unico piano di riserva che conosco a nostra disposizione è l’onesto 18 a cui bisogna aggrapparsi in caso di debacle totale.

Siccome noi StudentiFuori siamo tutti un po’ romantici, ti lascio con la colonna sonora del film “Notte prima degli esami” di Antonello Venditti con la speranza che ascoltarla possa portarti quel pizzico di fortuna che ci vuole in questi casi.

Cosa fare durante un esame?

Ti siedi nell’aula, forse per la prima volta su una sedia poichè, generalmente, sono sempre tutte occupate, accorgendoti, tra l’altro, che si sta quasi meglio per terra, e cominci a guardarti intorno. Se avessi seguito almeno un paio di volte le lezioni forse qualche viso ti sarebbe noto, ma invece nulla, non riconosci nessuno; in questo momento di massimo sconforto… sei solo.

Alleanze incerte

Alleanze pericolose durante un esame

Ti giri verso destra e chiedi alla ragazza seduta vicino a te “Sei preparata?”. Lei ti guarda con la faccia abbattuta e ti risponde “Macché, non mi ricordo niente!”. Ora, le persone che dicono di non ricordarsi nulla si dividono in due categorie: quelle che non sanno veramente un cazzo (ed è un rischio sedercisi vicino prima di un esame, perché gli devi spiegare tutto, umiliandole e convincendoti di essere un genio), e quelle che sanno a memoria anche le didascalie e le note a piè di pagina del testo su cui hanno studiato (ed è un rischio sedercisi vicino prima di un esame perché trovano sempre domande a cui non sai rispondere, umiliandoti e convincendoti che non ce la farai mai).
Visto che la ragazza in questione non è un granché bella, una di quelle tipe che quando ti chiedono “Com’è?” rispondi “Simpatica…”, devi cominciare a sentirti male.
Sì, perché devi sapere che, salvo rare eccezioni, nella maggior parte dei casi, bellezza e preparazione all’esame sono inversamente proporzionate.

Professore o assistente?

Esame orale

Se l’esame è orale, superata la scelta del posto a sedere, che ricordiamo essere fondamentale, sorge un altro dubbio amletico, ancestrale: sarà meglio farsi interrogare dal professore o dal suo assistente? Qui bisogna fare un passo in dietro, anzi un vero e proprio salto carpiato.

Fino al 1895, molti scienziati e psicologi, avrebbero giurato che gli assistenti, essendo giovani, tendenzialmente danno una mano ai loro coetanei, dei quali conoscono problematiche, vicissitudini ed altro, poiché non hanno ancora completamente abbandonato quel bellissimo mondo rappresentato dalla gioventù. Da Freud in poi, però, si è iniziato a perdere fiducia, quelle che erano considerate vere e proprie colonne portanti nella psiche delle persone, hanno cominciato a vacillare. Si è quindi ipotizzata un’altra teoria: si è cominciato a pensare che l’assistente, essendo giovane, vede nello studente un possibile rivale in amore, nel lavoro, nella vita… quindi va eliminato. Invece che di “complesso di Edipo” o “complesso di Elettra”, si tratta di “complesso di Caino”.

Comincia, quindi, una specie di danza di sguardi. Come un ragazzo finisce l’interrogazione e si allontana dalla cattedra, tutti osservano in quella direzione aspettando di sentirsi chiamare. Professore… assistente… professore… assistente… sembra un incontro di tennis al rallentatore. L’attesa è snervante: le macchinette del caffè sono prese d’assalto, i visi iniziano ad essere tesi, gli occhi spalancati, cominciano a sudare le mani, tutti cercano gomme da masticare e caramelle per avere un alito all’altezza.

Non si scappa

Comunque, questi ed altri trucchetti, servono solamente per distrarsi o, nella migliore delle ipotesi, per rubare uno o due punti in più al voto finale. Quello che più conta, alla fine, purtroppo, è studiare.

Qui non è Hollywood: quando cercare lavoro diventa un film

Noi bamboccioni, scusate, volevo dire studenti, checché se ne dica, abbiamo lo sguardo rivolto talmente al futuro che, anticipando di gran lunga crisi economica e regime di “fair play finanziario” imposto dall’U.E.F.A., sono anni che conviviamo con la ferrea regola del “princìpio di sostenibilità” e, in casi particolarmente sfortunati, anche con altre persone in un buco di quarantacinque metri quadrati, ovviamente con un unico bagno in comune.

Con il passare del tempo abbiamo iniziato ad avvicinarci al mondo del lavoro svolgendo compiti saltuari o “approfittando” delle nostre capacità mentali grazie alle quali abbiamo potuto usufruire di “borse di studio” o di “partecipazione”.

I giorni passano in allegria e spensieratezza fino a quando, ad un certo momento, nella vita di ognuno di noi, non si sà bene per quale motivo, si innesca un meccanismo mostruoso che ci spinge verso la ricerca di un lavoro noiosamente a tempo indeterminato e, possibilmente, con malattia e ferie riconosciute, nonché assistenza infortunistica.

Non si sa per quale insano motivo accada tutto ciò, forse per colpa di Darwin e della teoria evoluzionistica che vede nella “competizione” la base dell’evoluzione o forse, molto più semplicemente perché, dopo anni di spremute d’arancia, acidi e detersivi, ti si sta disintegrando la pelle; le mani sono in condizioni talmente pietose che neanche il lettore di impronte digitali della banca in cui depositi i tuoi guadagni, se fossero abbastanza da essere depositati, ti riconoscerebbe più… sembri Kevin Spacey nelle scene finali di “Seven”.

O forse perché sei talmente depresso all’idea di doverti svegliare, finché camperai, alle quattro e cinquanta di mattina, e, dopo esserti lavato con l’acqua fredda per non mettere in moto la caldaia e svegliare tutti a casa, iniziare a vestirti indossando tristissime uniformi, che ti ricordano, ogni giorno, che il film “Cocktail” di Tom Cruise, in quanto tale, RIMANE appunto un film e tu, anziché lavorare sotto il sole caraibico, ti trovi immerso da una nebbiolina fitta che, in alcuni giorni, ricopre il cielo fino quasi a mezzogiorno. Non solo, in breve ti accorgi di essere circondato, anziché da trentenni donne manager  ricche sfondate, strafiche ma ciò nonostante single, o da nerboruti operai che hanno scacchiere di addominali su cui poter giocare a dama, da mamme quasi quarantenni che, stressate da figli e mariti, entrano nel bar con la scusa di prendere un caffè “al volo”, salvo poi ritrovarsi a parlare per ore con altre persone sputando veleno contro tutto e tutti, come in una seduta da centro di recupero o da operai panzuti che, alle 8 di mattina sono già al terzo giro di brandy.

Insomma, più che assomigliare a Tom Cruise, finisci per somigliare a Bart, il personaggio interpretato da Libero de Rienzo in “Santa Maradona”.

Si stava meglio quando si stava peggio

Fantozzi, colloquio

Incuriosito dal mondo del lavoro inizio così a navigare alla ricerca di siti che mi propongano lavori più o meno inerenti ai miei studi. Dopo aver individuato proposte all’apparenza interessanti e, essendomi accertato che non richiedano apertura di partita IVA, iscrizione a liste di categorie protette ed anni di esperienza certificata nel medesimo settore, inizio ad inviare la candidatura confidando nella famosissima “botta di culo”.

Ma è quando qualcuno decide di prendere in considerazione la nostra candidatura, è solamente allora che arriva il bello!! Gli spietati personaggi che si celano dietro gli annunci sono esseri tanto malvagi da far sembrare il George Clooney di “Tra le nuvole” un docile agnellino. Anni passati a studiare materie quali psicologia e pedagogia o spesi a leggere libri su come diventare “leader”, si sgretolano al cospetto di semplici domande del tipo “Come si vede tra 5 anni?” o, la peggiore in assoluto, “Per quale motivo la nostra azienda dovrebbe scegliere proprio Lei?”. Il gelo cala nella stanza.

Il bello è che, ormai, questi recruiter hanno imparato talmente bene il loro mestiere e provano una goduria così infinitamente immensa nel polverizzare il tuo ego che quasi riescono a convincerti del fatto che la mansione per la quale ti sei candidato è talmente improba e ricca di sviluppi professionali che, forse, come primo lavoro, non è proprio indicato… sarebbe meglio iniziare da un livello un pò più basso.

Poi, in un barlume di lucidità, ti ricordi l’annuncio che avevi letto sul motore di ricerca del lavoro e, sebbene la società sia tra le più influenti nel panorama finanziario italiano ed ora tu sia circondato da 3 laureati con Master in Finanza alla “Bocconi” di Milano ed un laureato in Ingegneria Gestionale all’università di Roma “Tor Vergata”, si tratta pur sempre di un lavoro da 450,00 euro LORDI al mese, SENZA macchina aziendale, SENZA cellulare aziendale, SENZA pc aziendale, con un rimborso spese riguardante l’abbonamento ai mezzi pubblici.

Non solo, ovviamente non si tratta del solito banalissimo lavoro impiegatizio e “noiosamente” a tempo indeterminato, o meglio, l’aggettivo “indeterminato” esiste ma, anziché al lavoro, è legato al tempo; per evitare la monotona routine della Pubblica Amministrazione, infatti, esiste un orario di “inizio attività” ma NON esiste quello di “fine attività”… insomma, ci avviciniamo molto ai 3,50 euro l’ora, di cui 1,00 in buoni pasto, offertimi dal phone center sotto casa mia (che ora ama essere chiamato “società che opera nel settore inbound”) ed ai 2 euro l’ora offerti dalle case di abbigliamento sportivo agli indianini per cucire palloni e scarpini… qualcuno riesce ad indicarmi un livello un pò più basso di questo?!

Ritorno al futuro

You're fired, Ritorno al Futuro

Che bei tempi quelli in cui, grazie al mio diploma in ragioneria, stravincevo al fantacalcio. Mi ricordo ancora quando, il primo anno di università, dopo aver preso un bel 30 in “Storia dell’Arte” ed aver staccato il secondo in classifica di ben 5 punti a 4 giornate dalla fine, grazie a Facebook, ho potuto spedire un messaggio alla mia ex insegnante di economia aziendale con la foto in jpeg della classifica ed un bell’allegato in Comic Sans MS, carattere ”72”, ”grassetto” e ”corsivo”, con scritto ”PUTTANA!!”  e, in postilla, ”Visto? Nonostante i tuoi 3 allo scritto ed all’orale, guarda dove sono arrivato: quasi tetra campione… come l’Italia di calcio!!”

Perché, in fondo, è così che sono i bamboccioni, vivono alla giornata, accontandandosi di piccole soddisfazioni

Vita da matricola #1: la fauna universitaria

Tu, matricola, forse non hai ancora del tutto realizzato che, di qui a tre anni, vedrai le facce che ti circondano in università così tante volte che ne sarai tormentato anche nei sogni, o meglio, nei peggiori incubi.

Le università sono piene di studenti che, dalla mattina alla sera, popolano cortili, corridoi ed aule, senza far capire cosa fanno lì tutte quelle ore. Ma non hanno di meglio da fare?! Se almeno studiassero o seguissero lezioni, si potrebbe capire un comportamento del genere. Macché, niente!!

Quel tocco in più

Personalmente non ho nulla contro questi esseri nullafacenti che pascolano sui prati per ore, in transumanza, anzi, li trovo molto simpatici. Scherzano, si divertono e danno all’ambiente un tocco di folclore, insomma, cercano di rendere meno pesante la permanenza in un luogo altrimenti squallido, tristissimo. Credo che andrebbero premiati per il loro impegno sociale, magari con dei crediti extra. Bisognerebbe inserire l’intrattenimento universitario tra le attività di volontariato, sai che boom di iscrizioni?

Studio ergo sum

Studenti con la puzzo sotto il naso

La tipologia di studente che mi sta sulle palle è un’altra, molto più temibile, quella delle persone che, siccome sono iscritte all’università, si credono ‘sto ca**o. Gente che, a volte senza aver dato nessun esame, ama sentire la propria voce. Quanto adorano dire “Oggi sono stato in facoltà”, oppure “Ho seguito uno stage interessantissimo”, o ancora “No, domani non posso perché ho un convegno”, la puzza sotto il naso è talmente tanta che la senti a distanza di metri.

Le trincee

Trincee universitarie

In fondo, però, sono poche le cose negative dell’università che realmente odio con tutto il cuore… e mi sto attrezzando per superare al meglio ogni ostacolo, anche il più impervio di tutti: uscire dalla facoltà senza farmi fermare dal blocco studentesco di destra, o dai militanti dei centri sociali di sinistra.

Il trucco più semplice e veloce che, fino ad ora, ho imparato ad utilizzare, è quello di fingermi uno studente erasmus e dribblare con disinvoltura i vari ragazzi che ti si avvicinano brandendo foglietti e riviste di varie grandezze. L’importante, comunque, è essere decisi, basta un minimo di tentennamento ed è finita, sei caduto nella rete!! Ecco allora che scatta il piano B, ovvero fare un respiro profondo e, con una immensa faccia da culo, dire “Guarda, già ho parlato con il tuo amico all’altra entrata… so tutto… ci vediamo… ciao.”.

Se ci casca è andata, altrimenti, se proprio non riesci a mentire, puoi sempre attuare il piano C che consiste nel dire con voce entusiastica che non vedevi l’ora di poter entrare a far parte di un gruppo favoloso come quello, che da quel momento non li abbandonerai mai più per tutti gli anni dell’università e che darai loro il tuo numero di telefono per essere aggiornato in tempo reale su tutte le iniziative.

Al momento di lasciare il recapito telefonico, inspiegabilmente, sbagli a dettare le ultime due cifre (due è meglio di una… dovesse sbagliare a digitare, componendo proprio il tuo numero!!) e il gioco è fatto, sei passato al livello successivo!!

Una matricola (giustamente) incazzata

All’università essere una matricola non è difficile come alle superiori, non sei confinato in una classe con scritto “PRIMO ANNO”, puoi girare liberamente e seguire tutti i corsi che vuoi ed il primo ottobre trascurano persino la più classica delle usanze, la tanto temuta “festa del primino”. Nessuno che ti costringe a dare testate al muro, che ti chiude a chiave nei bagni, che cerca di umiliarti in tutti i modi possibili ed immaginabili. Non c’è neanche l’ombra dei famosi “cappottoni” che terrorizzano le matricole al liceo e, ancora più importante, nessuno prova a rubarti la cosa che, in cinque lunghissimi anni, hai imparato ad apprezzare più di qualsiasi altro oggetto, l’unico motivo che ti spinge a frequentare quello squallidissimo ambiente: la pizzetta!! All’università non accade nulla di tutto ciò, l’unica cosa strana che a volte capita (forse solamente a quelli come me) è quando, durante un corso, ti si avvicina una ragazza ed inizia a parlarti e tu rispondi. Lei parla e tu rispondi.

Lei sorride, continua a parlarti e tu l’ascolti completamente preso.

Ti convinci, quasi, di aver trovato l’anima gemella, qualcuna con cui ti trovi in perfetta sintonia, la persona che hai sempre cercato e che ora siede proprio li, accanto a te. O per lo meno qualcuna alla quale tu possa chiedere gli appunti, essendo mancato a quasi tutte le lezioni precedenti!!

Mentre parli, quando meno te lo aspetti, anzi quando non te lo aspetti per nulla, ecco l’imprevisto, lei t’interrompe con una frase del tipo:

“… ma allora non sei del secondo anno!! Non sarai mica una matricola, vero?!”.

Per acquistare qualche anno, in genere, si comincia a pensare ad una frase che possa farle credere che non sei poi così bambino come lei immagina. Le invenzioni diventano via via più complesse, fino a sfiorare la sceneggiatura di una tetralogia… e per “tetra” intendo veramente buia.

Per quanto mi riguarda, all’inizio mi vengono in mente scuse banali del tipo “Mi sono trasferito da un’altra università”, oppure “Sono stato bocciato varie volte alle superiori”.

Rimango però dell’idea che per dare credibilità ad una storia, bisogna inventare qualcosa di nuovo, mai sentito prima, al quale
aggiungere avvenimenti comuni, eventi che ci circondano tutti i giorni. Come sosteneva Friedrich Nietzsche

[quote]Tutte le grandi cose, inizialmente, devono indossare maschere mostruose e terrificanti per potersi imprimere nel cuore dell’umanità[/quote]

E’ quando dai sfogo a tutta la tua fantasia, è solo allora che, tutto ciò che racconti, per quanto irreale possa sembrare, apparirà credibile. Più è grande la bugia, più la gente ci crederà. E’ questione di concentrazione e vengono fuori pensieri come

[quote]Ho aperto un night con un amico e, durante una serata a base di alcol, ho fatto sesso sfrenato con una delle cubiste. Essendosi accorta di essere rimasta incinta, la cubista mi ha citato a giudizio. Sono stato costretto a restare un anno in carcere, il tempo necessario per far partorire la ragazza ed organizzare una valida
difesa da portare in aula. Dopo aver presentato davanti al giudice la prova del DNA, sono stato scagionato e, successivamente, reinserito nella società, ma si sa come vanno a finire queste storie, pur essendone uscito pulito, la gente continua a mormorare e così mi sono chiuso in me stesso, sprofondando nella classica spirale alcol-droga. Solamente grazie ad un’amica ne sono uscito ed ora voglio prendere una laurea in lingue per scrivere la mia biografia nel modo più corretto possibile.[/quote]

A questo punto, però, proprio mentre stai per aprire la bocca e per dare sfogo a tutta la tua inventiva, lei, con faccia schifata, continua

“Quanti anni hai? Venti? Diciannove?”

See… diciotto… diciassette… ma che fai il conto alla rovescia?! O vuoi farmi credere che sai anche contare?!.

Lì le palle ti girano veramente a mille, le vorresti dire

[quote]Brutta stronza, ho solamente un fottuto anno di merda meno di te!! Sai contare?! Bene, allora fai presto: prendi tutti gli anni della tua inutile esistenza, li sommi uno per uno, li sottrai di un’unità e scopri quanti anni ho!! Ma forse per te questo genere di operazioni è troppo complesso ed io non ho neanche un pallottoliere con me!![/quote]

Sei talmente incazzato che, in realtà, sorridendo, le rispondi

“Veramente sono nato a dicembre, i miei mi hanno fatto fare la primina ed in più ho frequentato uno di quegli istituti in cui fai due anni in uno… praticamente ho sedici anni. Tu invece?”.

E’, di solito, a questo punto che, colta da un barlume di lucidità, la studentessa si ricorda improvvisamente di avere un impegno e ti lascia solo ad ascoltare la lezione che ormai è quasi finita.

In poche parole torni a casa moralmente distrutto, col cuore infranto, ucciso nello spirito da una persona che avevi appena cominciato ad amare ma, soprattutto, hai saltato di nuovo la lezione!!